Finché si scherza, si scherza, ma quando s’esagera, vien l’ora di darci un taglio. E questo è il momento. Sono giorni e giorni che Kimi Raikkonen, da oltre dieci anni giustamente e comprensibilmente amatissimo dal popolo ferrarista, sta quasi diventandone lo spauracchio, il babau, il biondo uomo nero in grado di rovinare il mondiale in ballo alla Rossa e a Seb Vettel in quanto ingestibile, incazzato e pronto a vendicarsi - come peraltro avrebbe già iniziato neanche tanto larvatamente a fare nel Gp d’Italia -, perché non confermato nella squadra in chiave 2019, per fare posto al giovane Charles Leclerc.

Lo stesso Vettel viene descritto come preoccupato per il possibile futuro mancato aiuto del compagno di squadra nelle ultime sette gare del mondiale mentre, al contrario, Lewis Hamilton può contare su Valtteri Bottas, gregario mite, mansueto e amico giurato. Be, vi ricordo che la Formula Uno non è questa e le cose non stanno così. A sette gare dalla fine il mondiale Piloti non si vince né si perde perché il secondo risulta più o meno compiacente. No, il titolo con 175 punti ancora in palio si ghermisce se uno è davvero il più forte, non sbaglia e ha i coglioni per farlo suo. Punto. A Vettel vengono attribuite dichiarazioni tra il preoccupato e il deluso, nelle quali direbbe che da Monza corre contro tre top driver e non più solo due: Lewis, Valtteri e lo stesso Kimi, a tutti gli effetti ormai rivale come gli altri.

Anche che fosse, qual è il problema? Sebastian Vettel è ingaggiato e pagato dalla Ferrari per stare davanti a tutti, Raikkonen compreso. Poniamo - per puro esempio di scuola -, che Kimi decida di ammutinarsi e correre le ultime sette gare per proprio conto, al solo fine di cercare di cogliere l’ultima vittoria F.1 della sua vita: be’, ecco, quali problemi potrebbe mai avere Seb Vettel? In fondo è stato lui a scegliere se non a imporre Kimi Raikkonen perché praticamente inoffensivo e del tutto funzionale al suo sistema. Kimi, l’ex campione mondiale, l’ultimo a oggi a vincere il titolo con e per la Ferrari. Taciturno, decisamente meno irresistibile di un tempo, ormai poco fulmine di guerra in prova e dalle prestazioni solo episodicamente al top. Con una gran voglia di prorogare indefinitamente la carriera in F.1. Ecco.

Iceman da Vettel è stato ripetutamente considerato negli anni il compagno ideale - tanto di fatto da sbarrare la strada all’arrivo di Daniel Ricciardo, assai meno mansueto e più destabilizzante - salvo scoprire ora che un Raikkonen capacissimo di mettersi di traverso potrebbe definitivamente romprere le uova nel paniere a Vettel e alla Ferrari. Ma, dico, stiamo scherzando? Se davvero Vettel temesse Raikkonen e fosse convinto che a parità di macchina il finlandese possa sverniciarlo, il mondiale sarebbe già bell’e perso. E allora mettiamola giù in maniera ben diversa, che è meglio: Kimi può e deve scegliere come comportrsi negli ultimi Gp, ma, qualunque sarà la strada che intende intraprendere, da gregario fedele o da fuoriuscito ingestibile, la Ferrari saprà dialogarci e scenderci a patti oppure, nel caso peggiore, Seb gli starà tranquillamente davanti come è logico, planare e naturale che sia. Per un motivo semplicissimo: perché Vettel è e deve essere più veloce di Raikkonen. Il quale, restandosene dietro, danni proprio non ne può fare. Andiamo quindi al cardine di tutto il ragionamento: nelle corse e nella vita, arriva, prima o poi, un giorno, anzi, IL giorno in cui bisogna non solo mostrare talento e capacità, ma anche attributi. E il periodo cruciale e critico che si staglia di fronte a Seb Vettel è proprio questo. Adesso non serve sperare o temere l’aiuto o la mancata fedeltà di un secondo prequarantenne. No, adesso per Seb è semplicemente tempo di mostrare zebedei al titanio e di puntare e credere su se stesso. Anche perché in carriera è a una svolta decisiva.

Se vuole diventare l’eroe Rosso, l’occasione matura e propizia è questa. Proprio per questo motivo, è ora di riscoprire il Vettel prima versione. Quello targato 2010. Il ragazzo che vince il mondiale supportato dal team - al tempo la Red Bull -, e in grado di demolire nelle ultime gare sia la concorrenza interna del compagno di squadra Webber e quella esterna e terribile della Ferrari di Fernando Alonso, nel drammatico finale di Abu Dhabi. Eccolo, il Vettel che tutti quanti vogliamo vedere, ferraristi o meno. Il baby killer capace di correre contro tutto e tutti, perfino contro lo sfavore del pronostico, salvo arrivare sotto l’ultima bandiera a scacchi con una voglia di combattere e vincere insopprimibile quanto demolente nei confronti dei rivali. Lasciamo stare i timori per ciò che farà Raikkonen, quindi. Kimi non è mai stato carogna in pista. In quasi venti anni di carriera in F.1 non s’è mai fatto nemici veri. Non è un bastardo, lui. È solo un pilota ancora molto valido e, per motivi suoi, per altro non futili, poco entusiasta del presente. La sua nuova strada è Sauber, comunque una succursale Rossa.

Alla Ferrari e segnatamente ad Arrivabene il compito di ragionarci con la franchezza e l’intelligenza che contraddistingue entrambi, per riuscire a gestire la situazione nel bene comune. E a Vettel il triplice compito di non prendersi preoccupazioni inutili, di spingere più veloce di tutti in pista e, finalmente, d’evitare errori. Il primo dei quali sarebbe quello di continuare a lamentarsi. C’è un solo Seb che può ancora vincere questo mondiale e non è quello visto a Monza.

Bellopampino deve rimettere indietro l’orologio a Abu Dhabi 2010 e tornare a essere il Seb che è stato e che può e deve tornare a essere. Uno sul quale alla vigilia non faceva affidamento quasi nessuno ma capace all’occorrenza di mostrarsi silenzioso, efficace e devastante. Lo vado ripetendo da settimane: in questo mondiale la vera incognita, il nodo da scigliere, la cascata da superare, si chiama Sebastian Vettel. Segnatamente, al di là di Hamilton e della Mercedes, il confronto psicologico terribile in atto in lui tra la voglia di vincere e la paura di perdere. Forza Seb, hai un appuntamento con te: vedi di non darti buca. E torna a essere quello che sei e sei stato e, comunque vada, questo mondiale vivrà un epilogo agonisticamente emozionante e sportivamente incerto quanto esaltante.