Il trionfo di Kimi Raikkonen a Austin è la storia più bella del mondiale 2018. E una delle più poetiche della F.1 moderna. Comunque vada, la zampata del vecchio leone assurge a sbaffo di poesia su di un campionato in caduta libera quanto a appeal e audience, sfiancato nel finale dall’assenza di lotta al vertice, causata soprattutto dall’incredibile e progressivo afflosciamento psicologico e agonistico di Sebastian Vettel.
Incredibile. Mai nella storia del mondiale, neppure nello sciagurato 1995 di Damon Hill, peraltro l’anno dopo sonoramente riscattato vincendo il titolo per e con la Williams, dicevo, mai s’è visto fino a oggi un pilota candidato a vincere l’alloro iridato commettere in sequenza così tanti e marchiani errori.
È la serie di papere più lunga, catastrofica e indecifrabile messa in scena da un laurendo iridato. Da Baku a oggi, è tutta una serqua di disattenzioni, eccessi, uscite e sbavature che stanno letteralmente maciullando la stagione di Seb, scrivendo faldoni di rimpianti e rimorsi, mettendo crepe sulla sua autostima e, quel che è peggio, spiegando alla Ferrari che il suo pilota ha un forte bisogno di resettare tutto e pulire il cervello, potendo e dovendo anzitutto contare sull’aiuto dialogico della squadra.
In ogni caso, al di là di tutto, lo stesso tedesco a Austin ha sottolineato che parte dei suoi problemi derivano dal fatto di vivere una situazione diversa rispetto a prima. Diversa in cosa e per cosa? Nel team?
Con la dirigenza? Dalla scomparsa di Marchionne? Dai primi impeti indipendentisti di Raikkonen (vedi Monza, al Gp d’Italia, quando Iceman ha avuto la certezza d’essere stato giubilato in chiave 2019 per fare posto a Charles Leclerc)? O piuttosto è la consapevolezza di contare su una Ferrari non forte come sperava, ad aver minato la sua fiducia di Seb nel package Rosso? Sarebbe davvero strana e improbabile quest’ultima eventualità, perché, anche se meno che nei momenti da sogno, la Sf71H continua a andare come un missile. Lo stesso successo di Raikkonen nel Gp Usa - e Kimi era stato velocissimo anche in qualifica - dimostra chiaramente che dal Gp di Germania in poi e fatta eccezione di Spa a mancare è stato soprattutto Seb, non la materia prima offerta da Maranello.
Insomma, comunque la si metta, è un gran guaio, perché ora la Rossa si ritrova agonisticamente parlando un capitano coraggioso ma depresso e in stato confusionale, cui si affianca un secondo rinfrancato, bello tosto e ragionevolmente ben poco grato alla dirigenza, che da fine estate gli ha detto ciao-ciao.
Una bella gatta da pelare, considerando che fino al 2020 Vettel bisogna tenerselo bello caro, perché alternative proprio non ve ne sono, con tutti i top driver - leggi Hamilton, Verstappen e in subordine Ricciardo - blindati rispettivamente da Mercedes, Red Bull e Renault.
È questa la morale agrodolce di Austin: chi resterà in Ferrari sta malissimo con se stesso, addirittura in pista pare ci sia poco di testa quanto a concentrazione e spigliatezza nei momenti critici e roventi, mentre chi è pronto a andarsene in direzione Sauber-Alfa-Ferrari, adesso fila come un missile, alla soglia dei quaranta anni d’età.
In altre parole dall’infiammato pomeriggio del Texas Seb ne esce ancor a più a pezzi, mentre l’automobilismo vive una pagina toccante, intensa e decisamente romantica, col colpo d’orgoglio del finlandese che non ha mai smesso di crederci. In fondo lo scorso anno se Kimi avesse corso senza il morso - peraltro comprensibile e motivato dal mondiale ancora in ballo - degli ordini di scuderia, a quest’ora i trionfi in carniere per Kimi sarebbero minimo tre, comprendendo anche Montecarlo e Ungheria 2017, ma questa è la vita.
Evidentemente era destino che il suo giorno più bello e intenso degli ultimi anni - secondo solo all’iride conquistato nella graticola di Interlagos 2007 - dovesse viverlo proprio in corrispondenza col pomeriggio più deludente e triste del suo (ex) capitano. 
Adesso Kimi può prepararsi a lasciare con serenità la squadra più importante della sua carriera. Dalla quale sarà ricordato sempre come un pilota velocissimo, consistente, di poche parole ma amabilissimo. E pensando a quanto e a come lo ha ottenuto, magari dalla Ferrari un poco sarà perfin rimpianto. Non c’è modo migliore, a ben guardare, per chiudere una lunga, reciproca e appassionata storia d’Amore. Fin da ora, grazie di tutto, Iceman. Anzi, bwoah.