Città del Messico, quasi quarantotto ore dopo. Restano tali e quali l’ammirazione e il plauso sia per l’eroe di giornata Max Verstappen, vincitore di tappa con la Red Bull, che per quello di stagione Lewis Hamilton, capace con un quarto posto di arpionare il quinto titolo iridato, facendo pari con il palmarés di Juan-Manuel Fangio, negli anni d’oro ritenuto umanamente non battibile.

 

Eppure col passare delle ore a crescere è anche l’importanza del secondo posto in gara ottenuto da Seb Vettel, dopo una prova generosa e tutta di rincorsa, iniziata inseguendo proprio lo scatenato Verstappen e il fortissimo Hamilton - scattato meglio di tutti ma ben presto ridotto a più miti consigli prima dalla voglia di non rovinare tutto e poi dalle gomme, causa un graining fastidioso e castrante -, nonché il coriaceo ma sfortunato Ricciardo.

 

Poco importa, la corsa di Seb è divenuta progressivamente più consistente, fino a culminare nella fase topica con due decisi sorpassi, delle infilate da manico puro, guarda caso, ai due più bravi sorpassatori del mondiale, Daniel Ricciardo al 34° giro e Lewis Hamilton al 39° giro.

 

Certo, dopo l’ultimo stop - avvenuto alla 48esima tornata per Seb -, il ritiro di Ricciardo al 62° giro ha spianato la strada al secondo posto del tedesco, ma resta l’impressione che Bellopampino in Messico abbia mostrato di suo stupendi segnali di vitalità, nobilitati peraltro anche dall’abbraccio col quale ha omaggiato il neo-iridato Hamilton a fine corsa, nell’incantevole colpo d’occhio del mega-stadio locale.

 

Il sorriso sereno con cui il tedesco ha cinto la spalla di Hammer è uno dei bagliori più preziosi e sta tra le notizie più belle della trasferta messicana, per chi ha a cuore i destini agonistici della Ferrari.

In altre parole, la precisa volontà di Maurizio Arrivabene di affidarsi al dialogo, alla reciproca fiducia e alla scelta di ricaricare le batterie psicologiche del suo pupillo sta cominciando a dare i primi frutti. Così come appare intelligente motivare la squadra a restare in tensione per il titolo Costruttori, benché i 55 punti di distacco in due sole gare restate, Brasile e Abu Dhabi, non autorizzino certo troppi sogni di gloria.

 

Ma, al di là di questo, il vero segnale vivificante è un altro. Seb in Messico è apparso sereno, rinfrancato, all’inizio sottotraccia ma complessivamente efficace, tanto da far pensare che la sua bella gara non sia la più recente di un’annata sfortunata, delicata e tutto sommato negativa, ma già la prima della stagione prossima, una sorta di prova generale di un anno zero, il 2019, che può e deve rivederlo bello pronto a lanciare l’ennesima sfida all’armada Mercedes, capitanata dal pentacampione Lewis Hamilton.

E il Seb Vettel visto in Messico promette d’essere un rivale di cui tenere buon conto.