Visto che roba, in Brasile? Okay Lewis Hamilton coglie una tra le vittorie meno meritate della carriera, la decima della stagione, ma a uscire con l’immagine lavata e lanciata è Max Verstappen, il vero eroe della corsa. Strana, la vita.

Sportellato da Ocon al quale è partita la bolla da doppiato, l’olandese si è trovato letteralmente derubato di una vittoria che strameritava, ma a volte contro il destino non c’è niente da fare. Fatto sta che proprio nel giorno in cui, forse per la prima volta nella sua vita, Max si trova completamente dalla parte della ragione a recitare il ruolo della vittima incolpevole, scatta finalmente la sensazione che il suo tanto atteso e invocato processo di maturazione sia finalmente in dirittura d’arrivo.

Poche storie, il Max visto in azione a Interlagos è un campione che poco ha in comune, se non il talento e la velocità, con l’aggressivo e imbelvito teenager degli esordi nei Gp. Ora l’Olandese Violante ha perso la “i” e tira come un treno, tanto che i torti adesso li subisce e non li fa. Di più.

Dal Gp del Brasile si esce con la sensazione che in chiave futura, se c’è un pilota che potrà mettere in dubbio e far vacillare il trono plurigemmato di Hamilton, be’, quello è proprio il tostissimo figlio di Jos. Dirò di più. A oggi, l’unico collega che Lewis teme nel corpo a corpo e comunque considera una bruttissima bestia da mischia, è Max Verstappen medesimo.

Attaccante imprevedibile e il più efficace a effettuare traiettorie scudo di difesa, a volte pure queste nel mirino di Charlie Whiting. In poche parole, al di là del trionfo di Hamilton, del quinto titolo Costruttori consecutivo della Mercedes e della festa grande dei tedeschi, la morale del Gp del Brasile è che sale sempre più alto nel cielo l’astro di Max Verstappen, mentre tra i tre top team la Ferrari è quella che si ritrova col pilota di punta in crisi d’identità e prestazioni, visto che Seb Vettel - disturbato da un sensore capriccioso -, è finito ben fuori dal podio e sopravanzato ancora una volta financo dal vecchio Raikkonen, anche se questa è un’altra storia. Tornando a Max, ora è lui The Great Pretender.

E le due giornate di servizi sociali inflittegli per aver spintonato lo scorrettissimo Ocon nel dopo-gara, tutto sommato potevano essergli anche abbonate. Max infatti è stato accusato di aver dato con le sue intemperanze una cattiva immagine della F.1, ma è anche vero che, molto più semplicemente, il vincitore derubato ha semplicemente dimostrato una volta di più di avere le palle. Punto.

Quanto a Esteban Ocon, il giovane francese ha ben poche scusanti per l’attimo di follia agonistica del quale è stato vittima al 44esimo giro. Proprio su di lui, piuttosto, ci si poteva concentrare, comminando sanzioni ben più pesanti dei 10 secondi di penalty che ha subito nello stop obbligatorio in pit-lane. Per esempio perché non dargli bandiera nera? Cosa bisogna fare di questi tempi per beccarsi il caro, vecchio simbolo della peggiore delle punizioni di gara e in gara?

Certe volte più che la forma sarebbe bene badare alla sostanza, per avere una giustizia più giusta, ecco. Il ogno caso, il tentativo a tempo scaduto di Max, sulle prime ben deciso a passare dalla parte del torto pur di sfogarsi, fortunatamente è finito sul nascere. Presto la rabbia svanirà e l’olandese si concentrerà con entusiasmo nella cosa migliore che rischia di saper fare in vita sua: mettere ansia a Hamilton. Per il bene della sua incipiente carriera di top driver e, soprattutto, per l’appeal futuro della F.1.