Altro che Ferrari contro tutte le altre. Macché, la faccenda stavolta si pone in maniera completamente diversa, perché le sottotrame del Cavallino quest’anno appaiono intriganti tanto quanto il solito, trito e ritrito tema principale, ossia Ferrari vs Mercedes. Dai, c’è ben altro sotto la buccia, a livello intracuteneo, tanto da risultare addirittura emozionante e allo stesso tempo ansiogeno, perché quella tra il capitano di lungo corso Sebastian Vettel e il neopromosso Charles Leclerc si presenta come una convivenza cortese, tra due ragazzi simpatici separati da dieci anni d’età e da due situazioni che più diverse non potrebbero essere.

Ma questo è niente. Anzi, ce lo lasciamo per la fine. Perché l’emozionante, l’esaltante e l’attesissimo confronto s’annida addirittura all’interno di ciascun alfiere della Ferrari. Laddove Vettel si misurerà e combatterà anzitutto contro una certa idea di Vettel e parimenti Leclerc dovrà fare i conti contro una particolare accezione di Leclerc. Ma cominciamo da Sebastian, per scaldare l’aria. Il già tetracampeao Red Bull è alla fatidica quinta stagione in Ferrari. Attenzione, alla quinta annata con la Rossa, Schumi colse il primo fatidico titolo piloti, contando che l’anno prima era arrivato il mondiale Costruttori e sarebbe giunto senz’altro pure quello conduttori, se un’avaria al freno non l’avesse fatto andar dritto alla Stowe, a Silverstone 1999, fregandogli gamba e iride.

Tutto questo per dire che se Vettel vuol fare vedere d’essere ancora una specie di salvatore rossovestito, è adesso che deve cominciare improrogabilmente a dimostrarlo coi fatti, punto. Già, ma il punto medesimo è un altro. Vettel quale? Quello dei primi anni in Ferrari, che sembrava un fenomeno, un fuoriclasse in paziente attesa di avere per le mani un ferro decentemente competitivo per tutto l’arco del campionato, o quello del 2018, da Baku in poi pasticcione, impreciso, emotivo e troppo spesso inefficace? In altre parole lo scorso anno a un certo punto, a inizio settembre, scrissi che il peggior nemico di Vettel non era mica Hamilton ma Vettel stesso.

Cosa che lui, subito dopo, disse in conferenza stampa. Ora siamo a un’evoluzione di quella situazione, perché in ballo c’è anche, vicino al Vettel-buono, il Vettel-cattivo, il doppelgänger, il sosia perfido che in pista ha fretta, a volte s’impapera e fa qualche casino. Ecco, quale dei due scenderà nell’agone per la stagione 2019? Di certo, la sfida per stabilire la prevalenza tra i due Vettel è quella più psichicamente vibrante di questo mondiale, perché da questa specie di spareggio interno tanto dipende nell’ottica del confronto diretto con la Mercedes e la sua punta di lancia Lewis Hamilton. Poi c’è il discorso anagrafico. Seb ha trentadue anni. Pochissimi per essere bollito ma se perde contro se stesso diventano troppi per tramutarsi in leggenda. In altre parole, il tedesco è a un bivio terribile nella sua carriera. Se non riesce a rigettare via la sua parte vulnerabile, è fregato contro Hamilton e può andare in difficoltà nel confronto con Leclerc. E a quel punto, direbbe Raul Casadei, Ciao Mare.

Se andiamo a vedere il profilo e la situazione di Charles Leclerc, i bar di pressione psicologica interna calano, ma non poi di così tanto. Anche Charles - il quale, detto per inciso, ha tutto per essere stimato e apprezzato perché ragazzo molto intelligente, di personalità e anche con una certa filigrana di decisa e belloccia dolcezza che proprio non guasta -, sì, perfino il monegasco deve sfidare se stesso, un altro doppio infido, la proiezione fastidiosa di un’idea scomoda di Charles Leclerc medesimo che va fugata e spazzata via prima possibile.

Quale? Andiamo con ordine e facciamo un altro ragionamento, per capire come di Charles a oggi esistano due possibili interpretazioni ologrammatiche. Da una parte c’è il ragazzo sensazionalmente veloce, efficacissimo e travolgente in pista, capace di spazzare via tutti e subito in Gp3 e in F.2, salvo poi confermarsi bravissimo al debutto nel mondiale con l’Alfa-Sauber, peraltro sempre più nel corso della stagione monoposto ideale per fare belle figure, vista la crescita costante e il rendimento in crescendo. Ecco, se ci avete fatto caso, da anni Leclerc fa grandissime cose dimostrandosi stupefacente, ma è anche vero che in passato vincere in Gp3 e in F.3000, Gp2 o F.2, in formula cadetta, insomma, proprio non ti portava da nessuna parte. Non garantiva che t’avrebbero notato e dato una chance.

Charles Leclerc, invece, la Ferrari di F.1 l’ha provata per la prima volta ufficialmente nel luglio 2016 a Silverstone, da pupo della Academy, quando ancora aveva addirittura solo diciotto anni e correva in Gp3. A un’età nella quale di solito a Maranello non ti fanno toccare neanche la cancellata d’ingresso, altro che la F.1. In altre parole, la domanda è semplice: quanto ha contato, oltre al suo indubbio, comprovato e indiscusso talento, per salire in fretta i gradini che portano all’abitacolo di titolare della Rossa, oltre all’immensa stima di Sergio Marchionne, anche l’avvedutissima gestione di Nicolas Todt, figlio di Jean e titolare della gloriosa e premiata ditta All Road Management (ARM)? Discorso semplice, quindi: Leclerc è allo stesso tempo un ragazzo fortissimo, favoloso al volante e, parallelamente, non a caso - diciamo pure proprio per questo meritocraticamente - ben simpatico a certi poteri forti. In fondo il bravo Nicolas nelle corse è, come dire, il figlio del preside, no?

Quindi, tirando le righe e andando alle somme, lo stesso Charles deve - e sinceramente può, perché i numeri li ha e le qualità le possiede tutte, ma proprio tutte - dimostrare d’essere altolocato negli schieramenti quanto altolocato di certo è chi ne cura la carriera. A rendere più sbilanciata l’analisi, tanto vale aggiungere anche un pronostico, tanto per far capire che su Charles crede anche Autosprint, eccome. La sensazione è che il baby monegasco potrà fare grandi cose, tanto da non far affatto rimpiangere il più amatissimo e ancora fresco race winner Kimi Raikkonen. E ben presto potrebbe diventare un possibile beniamino del pubblico Rosso e non solo quello. Ma attenzione, la posta in palio è alta è l’idea laterale di Leclerc-aiutato contro la quale il Leclerc-sensazionale dovrà anzitutto combattere si promette comunque almeno all’inizio fastidiosa. Pertanto, ti inviamo un fortissimo, trascinante e torrenziale in bocca al lupo, garçon. Anche perché - leggendolo sotto un’altra lente d’ingrandimento, più romantica ma comunque attendibile -, Leclerc è finalmente il ragazzo allevato dalla Rossa, come ai bei tempi di Enzo Ferrari, il quale amava scommettere su giovani virgulti venuti praticamente - ma meritocraticamente - quasi dal nulla. Anche in questo caso, comunque la si interpreti, vietato sbagliare, guai deludere, compatibilmente e relativamente, ovvio, alla competitività del mezzo a disposizione.

Tutti sono concordi su di un punto: per Seb Vettel, Charles Leclerc in pista, a partire dal giro secco e culminando nelle situazioni gara, sarà ben più ostico e coriaceo di Kimi Raikkonen, parlandone da ferrarista. Quando, quanto e come, si vedrà. Di certo, Seb non può permettersi di farsi schiacciare la punta del naso frequentemente dal baby, come si diceva. E lo stesso cucciolo non contempla uno scenario in cui è relegato al ruolo di seconda guida regolarmente battuta, gestita e addomesticata. Quale sarà poi la realtà, è fin da ora stuzzicantissimo tentarlo d’indovinare. Di certo questo è uno dei primi anni da tanto a questa parte in cui si punterà la sveglia del Gp d’Australia col dubbio di chi sarà il ferrarista più veloce incuriosente tanto quanto il nome del futuro vincitore assoluto.

Se poi dovessero coincidere, apriti cielo, stavolta verrebbe giù il teatro. In altre parole, il cartello del torneo F.1 2019 prima ancora che una finalissima contro Hamilton e la Mercedes, vede in Ferrari non meno che tre spareggi interni: Vettel contro Vettel che affronterà il vincente di Leclerc contro Leclerc, in un’annata mai così lunga, intensa e logorante ma proprio per questo sulla carta straordinariamente esaltante nei contenuti, tecnici, psicologici e squisitamente umani.

Non sembra solo un mondiale di F.1, questo del 2019, ma un vero e proprio tritacarne spirituale. Altra particolarità, questa, che rende ancora più motivante il compito in plancia di comando di Mattia Binotto, che di titolari in squadra di fatto ne avrà quattro, col primo target di far salire in macchina il Vettel migliore e il Leclerc stupendo che tutti conosciamo, lasciando a piedi le rispettive proiezioni, il Seb 2018 e un Charles simpatico ai potenti, dimostrando una volta per tutte che appartengono solo al mondo dei timori, dei rumors maliziosi quanto orrendi e delle paure infondate. In ogni caso, muoversi in una gradazione del genere, tra pressione e temperatura, in questa F.1 per la Rossa sarà come correre dentro un altoforno. E comunque vada, ci sarà da soffrire. Mica poco. La scelta non offre requie o cose facili, bisogna metterci l’anima e sopportare di farsela graffiare. Per vincere o bevi o affoghi. I grandi romanzieri la chiamano l’alternativa del diavolo