Gian Carlo Minardi vince davvero. La quarta edizione targata Minardi Days diventa poderoso trionfo d’un’idea, oltre che bella, sempre più matura, solida, accattivante e stupenda da vivere, per una marea d’appassionati che affollano fin dalla mattina del sabato il circuito del Santerno. Già. Per un evento come questo, tanto quanto per un Gran Premio vero e proprio, la partenza è tutto.

Un successo di pubblico

E le prime curve dei Minardi Days altro non sono che le cifre toste della giornata d’apertura, caratterizzata da un meteo stupendo e da oltre 5000 presenze nel paddock più circa 2000 appassionati sugli spalti. Tanto che, come un sindaco neoeletto al primo turno, senza neanche dover attendere il ballottaggio, patron Gian Carlo già a metà mattinata del primo giorno al microfono di Boris Casadio ringrazia tutti stringendosi idealmente ai fratelli Giuseppe e Nando, oltre al figlio Giovanni. D’altronde la pioggia di domenica non rovina la festa e la conitnua ad affluire, tanto che Gian Carlo commenta: «Sono shockato perché pensavo che il maltempo fermasse la marea dei tifosi, invece no. È incredibile, in Italia tutto si ferma causa tempaccio, invece i race fans continuano ad arrivare e a riempire i box. Fantastico, ne sono felicissimo. Anche per questo la considero questa un’edizione speciale e memorabile». In cifre, complessivamente siamo oltre i 15mila spettatori che hanno animato l’evento nei due giorni di show, a testimonianza di un successo meritatissimo quanto palpabile.

La storia della F1

E poi oltre 30 monoposto di F.1 e con loro campioni amatissimi dalla gente, quali Ma la vera, grande sorpresa resta la presenza del Club des Anciens Pilotes de F.1, del quale Emanuele Pirro è agitatore e anima entusiasta. Patrick Tambay, Hans Herrmann, Richard Attwood, David Piper, Teddy Pilette, Jo Vonlanthen, Derek Daly e il Presidente Howden Ganley, insieme a timonieri quali Mauro Forghieri della Ferrari e Mario Theissen ex Bmw danno vita a un dibattito spumeggiante e imperdibile. Certo, stavolta il vero re di Imola è Piero Martini, per una volta non fedele ai metalli Minardi, ma lanciato nella realizzazione d’un impeto di gioventù.

Ossia portare in pista davanti a migliaia e migliaia di appassionati entusiasti il suo neogiocattolo, ovvero una vettura da sogno frutto di talento visionario e d’un’era leggendariamente creativa: laTyrrell P34/2 a sei ruote in versione 1977, precisamente l’esemplare in quell’anno condotto in gara dal compianto Ronnie Peterson. Accanto a lui, in tema di revival, Alex Caffi riassaggia la sua Osella da Gran Premio nonché la Ensign di proprietà della famiglia Kessel con la quale il bresciano è stato sovrano monegasco nel Gp storico del Principato. Roba sopraffina, insomma, sotto gli occhi d’un Bruno Giacomelli che sta portando a termine il restauro di uno dei suoi Alfoni di F.1, promettendo sviluppi affascinanti e attesissimi fin da ora.

L'emozione di Patrese

E che dire del collezionista olandese Frits van Eerd, il più grande cultore Minardi del mondo, che stavolta ha portato porta ben sette F.1 da mito, tra le quali una Williams ex Patrese del 1991 e un esemplare della fatidica monoposto ex Senna targata 1994, oltre a una bella parata di McLaren degli anni più fecondi e felici di Ayrton. Ecco, i Minardi Days sono anche questo. Su tutto, la felicità neobambina by Patrese di rimettersi in tuta Williams e di guidare la monoposto preferita nella sua lunga carriera nei Gp, adesso che ha ritrovato pieno entusiasmo nelle corse grazie ai promettentissimi inizi kartistici del figlio Lorenzo.

Non poteva esistere testimonianza più vissuta e commovente dello sguardo di papà Riccardo per descrivere l’apprezzabilità sempre più ammaliante, di un mega-evento come questo. Complimenti, Minardi Family, e sappiate che essendo mirabilmente voi stessi, sempre di più siete tutti noi.