Che brutta cosa il giustizialismo sportivo, la pulsione trafelata alla condanna, al giudizio gridato, alla pagellaccia scomposta, prodromi di chissà quale sgangherata botta di rabbia sorda, contigua all’invocazione sciatta all’epurazione totale, all’evocazione dell’uomo nuovo, alla figura forte o al colpo di mano.

In un momento come questo, dopo il Gran Premio di Spagna, il tifoso italiano e ferrarista proprio questo deve sommamente evitare.

Anche senza l’entuasiamo commosso col quale piacerebbe gridarlo al mondo, la verità è che Mattia Binotto è un bravissimo ingegnere, un timoniere assai dignitoso nonché validissimo e merita d’avere attorno a sé non solo la fiducia di prammatica ma in un momento come questo anche e soprattutto l’appoggio che costa di più dare. Ossia quello che non deriva dai trionfi ma dai rovesci, la pacca sulla spalla e l’ulteriore apertura di credito che giunge dopo la quinta rata di un mutuo pagato a lacrime di sangue, come e quanto non si pensava venisse sofferentemente onorato, ecco.

In poche e altre parole, in un momento delicatissimo come questo, andare a testa bassa contro Mattia Binotto sarebbe solo autodistruttivo, folle e privo di qualsivoglia guadagno e costrutto per il bene immediato della Ferrari.

Al pieno rispetto per quanto ha saputo ottenere come ingegnere capo - officiante Arrivabene e imperante il compianto Marchionne - va aggiunto anche il buon senso che non consiglia affatto di sparare a zero contro di lui. Perché polverizzando l’architrave tecnico di questa Ferrari poi ragionevolmente si fa una fatica immensa a intravedere quale potrebbe essere la ragionevole alternativa immediata a un’evoluzione suggerita per lo più dalla rabbia mista alla frustrazione istantanea per un campionato 2019 immaginato, pensato e auspicato ben diverso, proprio a partire da quei test d’interstagione. 

Riscontri immediati avevano autorizzato entusiasmi poi presto e malamente raffreddati da cinque - diverse ma univoche nel significato - da cinque, dicevo, secchiate d’acqua gelata beccate in altrettanti Gran Premi fino ad ora disputati.

Quindi adesso stare a dire che il mondiale è finito dopo un pugno di corse è soluzione dialettica mal data a un problema che non è esattamente questo.

I problemi ormai sono altri. E perfino la Mercedes ormai non è più un nodo da sciogliere.

Il dopo Barcellona 2019 per la Ferrari contiene ben altri punti nell’agenda dell’ordine del giorno. Per esempio, la Sf90 del Gran Premio di Spagna è meno efficace, non altrettanto veloce e tutt’altro che temuta, rispetto a quella vista nei test premondiale.

La verità è che, cambia questo e cambia quello, cresci di qua e modifica di là, la vettura, a parità di tracciato, va infinitesimamente e paradossalmente meno di prima. E se al tempo, a Barcellona, nell’ouverture di stagione, stava di un soffio davanti alla miglior Mercedes, ormai non vede più neanche il sedere della peggiore.

E questo è il meno: giunti a questo punto, quand’anche con una bacchetta magica fosse possibile vaporizzare d’amblé la presenza delle Frecce d’Argento nella Formula Uno turboibrida, la Rossa con Vettel e Leclerc si ritroverebbe comunque dietro in classifica generale al meno temuto e pericoloso dei competitor possibili d’inizio mondiale: Max Verstappen al volante della Red Bull mossa dalla sempre meno fantomatica e fantasmatica power unit Honda.

Consola pensare che il potenziale da tiro della Rossa resta enorme e le occasioni di reazione non mancano, anzi. 

Pertanto, facciamo una cosa. Crediamoci. Manteniamo fiducia in un’ipotizzabile realtà svoltabile e in una situazione attitudinalmente migliorabile assai, perché le forze e i nomi in campo, dal Cavallino ad Elkann fino a toccare lo stesso Binotto e tutti i ragazzi che lavorano o conducono le Rosse, restano personaggi capaci di rovesciamenti di fronte, spostamenti d’inerzia del match e colpi di coda fantastici.

Però, una cosa sola, per favore. E di non poca importanza.

Cominciamo a vivere e vedere la stessa realtà.

A condividere la stessa corsa vista e vissuta, sul pianeta Terra.

A non fare mai più, fino alla fine dell’anno, riferimenti a fortuna, influenze astrali, safety mancate o meno, cabala & chissaché.

Basta minimizzazioni, eufemismi, perifrasi svianti, giochini di parole, frasi fatte, didascalie autoassolventi e garantismi grammaticali che non servono a niente.

La Ferrari smetta anzitutto d’avere il sottosterzo dialettico, quel fenomeno peggiore rispetto al sottosterzo in pista che fa sì che neanche si parli davvero della situazione reale, preferendo ogni volta argomentativamente girarne alla larga.

Cominciamo tutti a partire costruttivamente e compostamente da una stessa realtà condivisa. Cioè questa: così non va bene. Qualcosa non abbia funzionato in questa Ferrari, perché, oltre a star dietro alla Mercedes, si sta pure dietro alla prima Red Bull e c’è la seconda rischiosamente sempre più vicina alla scia.

Ecco, ricominciamo da qui.

Mediaticamente e dialetticamente a ripartire dalla stessa realtà, senza prendere, prendersi o prenderci in giro.

Andare a vedere la prossima gara commentandola e guardando in faccia né malevolmente né buonisticamente la stessa realtà è il primo vero passo in avanti da fare, tutti insieme. 

In questo momento tra la Ferrari e il resto del mondo mediatico della F.1 c’è proprio e solo questo da mettere in atto. 

Ripartire con equilibrata e reciproca compostezza, dandosi appuntamento a vedere ciò che resta del mondiale della F.1 2019, magari riscoprendo in quota Rossa serenamente quella cosa meravigliosa che si chiama autocritica.

Evitando di dare versioni edulcorate, addolcite o strafatte da fantascientifici e venusiani dolcificanti a realtà sotto gli occhi di tutti, quanto mai indiscutibili, terrestri e pure terragne.

Dai, facciamo così: forza Ferrari, tieni duro, Mattia Binotto, coraggio ragazzi. 

No, non vi spareremo vigliaccamante adosso perché non lo meritate affatto, proprio no.

Con immutata stima e l’affetto di sempre.

In bocca al lupo di tutto cuore.

Ma, per cortesia, il prossimo Gran Premio, lo vediamo, lo viviamo e lo commentiamo dallo stesso pianeta?