Visto? Ci risiamo. Daniel Ricciardo, il pilota più spettacolare nell’orrendo, noioso, pestilenziale e inguardabile Gp di Francia, è protagonista di un finale col coltello fra i denti, lotta alla grande in formazione d’attacco con Norris e Raikkonen, prevale, giunge settimo, ma viene penalizzato. Non una ma due volte. Per un totale di tre punti sulla superlicenza. 

Cinque più cinque secondi di penalità, per un totale di dieci, causa rientro non sicuro in pista cui si aggiunge il superamento dei track limits, avendone tratto ingiusto vantaggio.

Risultato: dopo esser stato lavato con Perlana, Ricciardo 11esimo e corsa distrutta.

Chiaro no? No. Non se ne può più. 

I federali colpiscono ancora, brandendo il loro personalissimo codice della strada e pronti a bordo pista, nascosti dietro la fratta come caramba & pulotti, lì per siringarti.

Segnatevelo, stavolta non v’è la Ferrari di mezzo e c’è da incazzarsi lo stesso, anzi, non di meno, perché la misura è colma e gli aficionados stufi.

Per evitare un Gran Premio, per schivare noie e incazzature sicure, la domenica c’è chi spera in un invito a pranzo della suocera o in una scampanellata dei testimoni di Geova: tutto, pur di saltare un Gp di F.1.

Come scrivevo, il problema non era, non è né mai sarà personale, rispetto a questo o quello steward. I guai mica li portano i commissari. Loro applicano regole. Sono le regole e i principi a essere ormai completamente sconfinati alle soglie della follia.

Della serie, riduci i circuiti ad aeroporti con le piste fatte col gessetto su una colata d’asfalto, poi chi col piedino brucia la linea, prende penitenza. Come da bimbi quando giocavamo a campana riposo.

Ormai in pista chi lotta davvero paga, chi attacca viene punito, chi si difende pure. Sempre e comunque.

Chi sta in fila buono buono si porta a casa la ragione e i piazzamenti migliori.

La Formula Uno new style pretende dai piloti esattamente ciò che la Società sovrastrutturata - nei suoi aspetti più beceri e totalitari - esige dalla nostra vita.

Campate tranquilli, mai un centimetro oltre bordo pista, fidanzatevi, riproducetevi e infine andate al cimitero senza tanto rompere i coglioni, punto.

Safety First. La Fia è diventata ente salvifico, con tanto di generale supremo dell’esercito della salvezza, mentre neanche il Ministro della Sanità è così preoccupato per i suoi assistiti.

Mi sembra d’esser tornato bambino quando il diktat era: vai piano in bici, non andare oltre il piazzale e se cadi e ti scortichi stai attento ché ti ci faccio la giunta con tre scapaccioni. 

Solo che non correvo in F.1 e chi mi redarguiva non era mica uno steward, ma mia nonna, pora donna.

Questi sono completamente impazziti. Gestiscono la F.1 come un giardino d’infanzia.

La massima espressione dello sport tale e quale all’Asilo Mariuccia.

Le autorità sportive sono solo preoccupate di garantire la quiete e fare il predicozzo.

Ma quando? Ma dove? Ma cosa?

Spero che si sveglino, i boyz di Liberty Media, assegnatari e investitori del e nel circo, perché questi gli stanno letteralmente vuotando il locale. 

Il Gp di Francia, uno degli eventi più noiosi, psicotropi e assonnanti in tutta la storia ultramillenaria della locomozione, dopo le reprimende e le repressioni a tavolino del dopo gara, s’è trasformato, in piena continuità col famigerato Gp del Canada, nella solita garaccia peggiorata e rovinata da quattro amici al Var.

La misura è colma, davvero.

Cari signori della Formula Uno, finirà che ve la beccherete Voi, la penalizzazione tombale: per aver passato i track limits della decenza. E consisterà nell’indifferenza della totalità degli appassionati.