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Analisi sabato: mai tutto scritto

Tante schermaglie fra Lewis Hamilton e Nico Rosberg fin dalle prove libere del mattino hanno caratterizzato questa giornata. Continui "botta e risposta" che solitamente hanno visto prevalere sì l'inglese, ma forse a prezzo di uno sfruttamento eccessivo dell'unità motrice, che alla fine l'ha abbandonato in Q2. Stesso problema della Cina, ma se è vero che due coincidenze fanno una prova, non sarà che in effetti Hamilton paga una minor capacità nel gestire quell'aspetto della meccanica? Un esercizio in cui Rosberg si è dimostrato più bravo, finora, tanto che viene quasi da pensare se quella di aver attirato uno "sanguigno" come Lewis nella sfida "similqualifica" già in FP3, possa essere perfino una trappola abilmente orchestrata da Nico… Fatto sta che in questo modo Rosberg si è guadagnato la pole "meno faticosa" che ci venga da ricordare, girando addirittura più lento che in Q2 (quando la pista è invece migliorata di mezzo secondo circa) e compromettendo con un grossolano errore in frenata il tentativo successivo, quasi come se avesse affrontato la tornata alla "vediamo cosa succede". Che normalmente non è il suo stile. Ma quanto fosse tranquillo lo dimostra l'aver abbandonato l'abitacolo della Mercedes numero 6 con largo anticipo sulla bandiera a scacchi, nonostante la blanda performance, che pure rappresenta il record della pista. Di questa situazione non poteva avvantaggiarsene appieno Sebastian Vettel, almeno ai fini dello schieramento al via, data la penalità di 5 posizioni per il problema al cambio. Ci si aspettava quindi potesse essere Kimi Raikkonen ad approfittare di questa occasione di affiancarsi alla Mercedes in prima fila, con Hamilton fuori dai giochi. Invece il finlandese sembra aver voluto confermare quanto abbiamo affermato ieri, titolando che a Sochi è facile sbagliare, compromettendo con un errore proprio alla curva finale il giro che gli avrebbe dato il secondo posto in griglia. Un posto che così è stato agguantato al volo da Valtteri Bottas. Tale risultato potrebbe rivelarsi più distruttivo di quanto non sia in realtà, per Raikkonen. Perché intendiamoci: non è certo al sabato che si decide la gara, e le prospettive nel GP restano anzi ottime partendo da una terza piazza che è sul lato pulito. E non è certo oggi, ripetiamo, che ci accorgiamo quanto Kimi non sia propriamente un fulmine di guerra sul giro secco. In sé non è grave, perché il finlandese sa normalmente farsi perdonare con una buona gestione di gara - sfortune a parte - anche relativamente alle gomme. E aggiungiamo anche certi "team radio" che hanno fatto la storia. Solo che stavolta aveva l'occasione di brillare e di far brillare la squadra, con una prima fila "simbolica", e l'ha mancata: molto spesso sono purtroppo episodi come questo che erodono il rapporto fra i piloti ferraristi con la squadra e soprattutto con i tifosi. Speriamo non sia così. Per converso è dunque giusto magnificare la prestazione di Bottas, che completa un ottimo risultato di squadra visto che l'altra Williams di Felipe Massa partirà quarta. Troviamo sterile alimentare contrapposizioni fra i due piloti o ricordare come il finlandese smentisca spesso chi lo dà per promessa mancata. In realtà ci pare che semplicemente la Williams abbia una squadra ben amalgamata, con due piloti dalle caratteristiche diverse e complementari (più esperto il brasiliano, più arrembante il finlandese, entrambi motivati) che permettono quindi di svettare all'uno o all'altro a seconda delle situazioni. Lo stesso si può dire per la Force India: da un lato c'è il consistente Nico Hulkenberg (non è un caso che le sue qualità siano venute fuori anche a Le Mans) e dall'altro un Sergio Perez che, seppur discontinuo, sa tirar fuori dal cappello la prestazione "giusta" in certi momenti. Come oggi, settimo tempo (e partirà sesto) fra le due Red Bull. Che, soprattutto con Daniel Ricciardo, si sono comportate meglio in qualifica che in prove libere. Al riguardo è rimasto però ben più impresso quel che ha fatto Daniil Kvyat, non tanto in pista quanto fuori. Quando cioè interrogato sul brutto crono nelle prove ha senza mezzi termini accusato Hamilton di averlo ostacolato, facendolo finire lungo, e se non fosse il caso di sanzionarlo. Ci piace che i piloti dimostrino carattere, e non sudditanza, soprattutto quando hanno ragione: perché effettivamente in quella occasione Lewis aveva occupato anche più della traiettoria, procedendo lentamente e causando una situazione ambigua. Però non è stato richiamato ufficialmente per questo, bensì per non aver rispettato certe disposizioni sul rientro in pista alla curva 2, dopo un allargamento oltre il cordolo quantomeno veniale. Sembra proprio che nelle sanzioni non vi sia una reale proporzione con la pericolosità di quanto commesso. In ogni caso, parlando dei piloti delle immediate retrovie, si conferma un certo equilibrio che potrebbe condurre ad una gara vivace anche al di là delle rimonte che ci si aspettano da Vettel e Hamilton. Sempre che riescano a passare indenni la prima curva in posizioni nel gruppo alle quali non sono abituati… Del resto lo stesso inglese ha affermato "se riuscirò a mantenere intera la macchina" parlando delle sue possibilità in gara. E chissà che queste lotte non comprendano le McLaren, pur se Alonso ha specificato: «Va bene mancare di poco la Q3, ma c'è differenza fra 11° e 14°». Vedremo se sarà davvero una differenza sostanziale. Maurizio Voltini