I Caschi d’Oro celebrano i campioni di oggi, ma anche quelli di ieri. La storia ha radici profonde che vanno raccontate, perché grande è il presente proprio in virtù del suo passato. La notte di gala del motorsport non dimentica di dare il giusto merito a chi ha contribuito a scrivere l’epica degli sport motoristici e a Garage Italia, sede dell’evento, si salirà su una ideale macchina del tempo per riviere le imprese dei miti del passato.

Per qusto Autosprint, gemellata in questa occasione con i Volanti d’Oro ACI, riserva come di consueto i Caschi d’Oro Legends ai miti che furono. Tra le di loro ci sarà Arturo Merzario. L’ex pilota classe 1943 ha corso praticamente in tutte le categorie: dal turismo, passando per gli sport-prototipi, fino alla Formula 1. E facendo sempre la differenza guidando per i marchi più importanti come Alfa Romeo, Abarth e Ferrari.

Ma il coraggio non l’ha dimostrato solo a suon di sorpassi, il suo nome è legato a uno dei campioni del mondo più famosi. Nurburgring, Gran Premio di Germania di Formula 1 del 1976, iniziate a ricordare? Fu proprio Merzario a lanciarsi verso l’abitacolo in fiamme della Ferrari 312 T2 per estrarre Niki Lauda prima che il fuoco lo divorasse completamente, salvando la vita al pilota austriaco.

Dagli anni ‘70 poi si compie un salto fino ai ‘90 con Gerhard Berger e Jean Alesi. I due piloti hanno raggiunto il massimo della popolarità quando sono stati al volante delle Ferrari: l’austriaco in due riprese, dal 1987 all’89 prima e dal ‘93 al 95 poi, il francese dal 1991 al 1995. Non erano esattamente gli anni migliori di Maranello, quel decennio è stato dominato da McLaren, Williams e Benetton, ma nonostante le difficoltà hanno saputo fare breccia nel cuore dei fan, non solo della Rossa.

Sono stati tra le coppie più longeve, in F.1, per la scuderia del Cavallino e la loro fama la devono ai risultati ottenuti con mezzi non performanti come la concorrenza dell’epoca e all’extra pista, per la loro capacità di essere più “umani” rispetto agli altri piloti. Berger, che oggi ricopre il ruolo di presidente del’ITR, la società organizzatrice del DTM, è diventato famoso per gli scherzi che amava fare ai compagni per allentare la pressione e provare a vivere le gare con più leggerezza. Alesi, dal canto suo, è diventato da subito beniamino dei ferraristi per le sue origini italiane, il carattere combattivo e quella sfortuna che gli ha fatto conquistare troppo poco rispetto a quello che, forse, avrebbe meritato.

La vittoria in Canada nel 1995, la sua unica in carriera, resta il momento che l’ha fatto entrare definitivamente nel cuore dei tifosi perché, grazie a quel primo posto, Maranello interruppe il digiuno record di 67 gare senza successi. L’austriaco, alla fine della sua esperienza in Ferrari, ha portato a casa 5 vittorie delle 10 in carriera.