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La decadente saga di Lord Stanley

A metà Anni ’70 la Brm, ormai gestita da Lord Stanley ben maritato con lady Jean Owen, vanta nella sua antica e gloriosa bacheca un mondiale piloti, due trofei Costruttori e 17 Gp vinti, più un’aura di tifo patriottico superata solo dalla devozione che i più provano per la Ferrari. Poi la catastrofe. Il Lord è eccentrico ma non prodigo, così i suoi si devono arrangiare nello sciagurato 1977 con 300.000 sterline di budget dovendosi costruire telaio, motore e cambio, quando i top team veleggiano sereni a 900.000. In quell’anno il pilota designato Larry Perkins riesce a prendere il via solo nel Gp del Sudafrica e poi la Brm scompare per sempre dalle griglie di partenza iridate, confinandosi alla serie Aurora Afx per il 1978 con Pilette. Pare la fine.

Eterno ritorno

E invece no. Nel 1979 inizia appunto un processo strano, affascinante, nella sua complessità e frammentarietà unico nel mondo delle corse, col primo di una serie di tentativi di revivescenza del marchio che finiscono puntualmente per trasmettere un’impressione di vulnerabile, struggente ma sostanziale ed entusiastica immortalità. La Brm quasi non esiste più, ma c’è una vettura completata da Aubrey Woods, la P230, in piena era wingcar.

Ci prova a guidarla l’allora 22enne Neil Bettridge, che si esibisce in uno shakedown a Donington, ma i tempi sono da vettura Turismo. Anzi, scendiamo nei particolari. La vettura viene realizzata a Ferndown dalla CTG Racing dove Cyril Maylem completa il progetto sotto la supervisione di Alan Challis e Aubrey Woods. In realtà lo stesso Neil Bettridge, primo e unico tester designato, anni dopo confessa di aver percorso solo un paio di giri veri, prima del cedimento di un braccetto all’altezza delle curve Craner. Cosa che consiglia la squadra di impacchettare tutto e lasciare perdere qualsiasi idea di sviluppo a breve termine.

Annunciata al via della Corsa dei Campioni, per tornare a sfidare come ai tempi d’oro la Ferrari, stavolta guidata dall’astro nascente Gilles Villeneuve, la fantomatica P230 non sarà mai utilizzata in una qualsiasi gara. Il giorno della Race of Champions, con i programmi aperti sulla pagina degli iscritti, migliaia di tifosi attendono invano di apprezzare fattezze e ruggito dell’annunciata P230, ma niente da fare. Nessuno vedrai mai più la monoposto Brm nei suoi eroici e classici colori da guerra. Né in pista né in nessuna altra parte. Perché? Cosa è accaduto di così dirimente e irreversibile? E, soprattutto, che cavolo di fine ha fatto la quasi invisibile P230?

 

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