Benvenuti alla visita guidata nel più esclusivo dei club nel mondo delle corse: quello dei piloti che in carriera hanno preso parte sia al Tourist Trophy motociclistico che a weekend di Gp F.1, validi o meno per il mondiale. In altre parole, la disciplina più prestigiosa di rischiologia comparata, sommando la gara a due ruote più antica, importante e pericolosa del mondo con la F.1 dell’era più selvaggia e ruggente del pianeta Terra.

Tra i veterani, sono dieci i nomi che emergono. Sopra tutti sta ovviamente John Surtees, l’unico iridato in F.1, nel 1964, e nel motomondiale - sette volte -, al via in 14 TT con 6 vittorie e in 11 Gp iridati, con 6 successi di tappa. Dietro di lui spicca Mike Hailwood, con 40 presenze al TT e 14 vittorie, più 50 Gp di F.1 senza vittorie, ma con un secondo posto al Gp d’Italia 1972 su Surtees come miglior risultato.

Nomi anche inattesi

Per terzo va citato un nome a sorpresa: quello dello svizzero Jo Siffert, addirittura presente al TT non solo in moto ma anche nella categoria sidecar, nell’edizione 1958, da passeggero, in coppia col connazionale Fritz Muhlemann: giunsero 11esimi su una ciabatta Bsa. Jo corse pure nella classe Junior, in sella a una Norton 350 cc, ritirandosi. Quanto alla sua militanza in F.1 vanno contate 96 presenze, due vittorie, con la morte arrivata a Brands Hatch 1971, in una gara non valida per l’iride. Tra gli altri, vanno citati Bob Anderson (8 TT e un secondo posto come miglior score, più 25 Gp di F.1 e un terzo posto in Austria 1964 come risultato top) morto per le conseguenze di un crash nei test di F.1 a Silverstone 1967, Nello Pagani, iridato nella 125 cc 1949 e quarto al TT 125 del 1951, oltre che al via del Gp di Svizzera 1950 con una Maserati della Scuderia Achille Varzi.

 

Occhio anche al quasi sconosciuto francese Roger Loyer, al via in 6 TT dal 1933 al 1939 e debuttante in F.1 al Gp d’Argentina 1954 su Gordini, protagonista di un ritiro in gara e privo di altri risultati. Quindi, il 26 novembre dello scorso anno è venuto a mancare l’australiano Ken Kavanagh, a 95 anni e 11 mesi, ormai naturalizzato bergamasco, al via in 17 TT, vincente nella gara Junior del 1956 in sella a una moto Guzzi, e nel 1958 su Maserati non qualificato al Gp di Monaco e non partito in Belgio. Ma Ken era al via nel biennio 1958-1959, sempre su Maserati 250F, in 5 gare non valide per il mondiale, con un 6° posto nel Gp di Siracusa come miglior risultato.

Tino Brambilla membro del club!

E, attenzione, perché andando avanti nella conta, si scopre Tino Brambilla, nato il 31 gennaio 1934 e a podio nel Gp di Germania 1959 della classe 350 su Mv Agusta, oltre che quinto nel Gp della Germania Est 1961, su Bianchi. L’anno prima il grande Tino aveva anche preso parte al TT, sempre su Bianchi, nella classe Junior, ritirandosi. Quanto alla sua carriera in F.1 mancò la fortuna, non il coraggio, vista la mancata qualificazione al Gp d’italia 1963 con una recalcitrante Cooper della Centro Sud e la mancata partenza al Gp d’Italia 1969, sempre a Monza, con la Ferrari ufficiale, causa malaugurato infortunio. Ma poco cambia. Il Tino è tra i pochi piloti al mondo ad aver saggiato TT e Gp, punto. E qui prende corpo il nucleo di questa storia calda e commovente.

Una festa stupenda e sentita

Ogni 31 gennaio gli appassionati monzesi si stringono attorno al vecchio patriarca Tino - vecchio non troppo, perché in gran forma, ecco, diciamo stagionato, che è meglio -, celebrando a dovere il compleanno, tra mille aneddoti e tante risate. In particolare, il Tino risulta pericolosissimo perché chiunque prova a dire qualcosa fuori posto viene raggiunto da una sua micidiale e precisissima bastonata. Tra quelli che non rischiano nulla c’è Nicola Cossovich, già pilota nelle formule promozionali e grande race fan oltre che discepolo votato alla leggenda dei Brambilla, ovvero Tino e il compianto fratello Vittorio. Ebbene, ogni anno Nicola procura a Ernesto a sorpresa un biglietto di auguri da parte di una figura importante e prestigiosa del mondo delle corse. Per la cronaca, negli anni, i biglietti di auguri arrivati sono di Chris Amon, Brett Lunger, Mike Wilds, Derek Bell, Tony Trimmer e Ferdinando Ravarotto. Altri - per esempio Agostini - gli auguri glieli fanno direttamente, chiamandolo. O addirittura partecipando alla cerimonia, come nel caso di Bruno Giacomelli, ospite d’onore di quest’anno. Solita storia, Grande festa. Pienone di gente. Poi regalo finale: Jack O’Malley ha portato il Tino a fare un giro di pista in autodromo di Monza, fato aprire per l'occasione

Gli auguri del coetaneo Paddy

Driver Ma sono i freschi e inattesi auguri di un coetaneo di Tino, il sudrafricano Paddy Driver, a dare colore e calore non solo al compleanno, ma anche al club più esclusivo. Perché pure Paddy Driver ne fa parte, avendo staccato 16 TT con un miglior risultato un sesto posto nella Senior del 1959 e anche un Gp di F.1 all’attivo, in Sudafrica, a Kyalami nel 1974, al volante di una Lotus 72 privata del team Gunston, con la quale si ritirò. In tutto sono solo quattro, ormai, i piloti viventi di questo esclusivo club e poter leggere le righe scritte a un fresco 85enne da un 84enne prossimo a eguagliarlo non può che dare emozione a qualsiasi appassionato dotato di vero Cuore da Corsa: «Caro Ernesto, Sono rimasto deliziato dall’avere tue notizie dopo così tanto tempo. E so anche che stai festeggiando il compleanno; proprio per questo per me è un grande piacere inviarti i miei migliori auguri. E spero che sia una gran bella festa, quella che ti vedrà protagonista! Per quanto mi riguarda, raggiungerò la tua stessa età nel prossimo maggio. Sì, anche io sono nato nel 1934. Con tanto piacere ricordo quando entrambi eravamo sulla linea di partenza ad attendere il via di gare memorabili, tanti, tantissimi anni fa. Eravamo coraggiosi e totalmente privi di paura e quelli sì che erano tempi. Fu anche un’era molto pericolosa, certo, ma noi possiamo ben dire di essere sopravvissuti ad essa! Ti auguro un felice compleanno, amico mio! Kind regards, Paddy Driver». Fantastico, vero? Il Tino dalla lettura di queste righe ne è uscito con un groppo in gola e per un duro - ma dal cuor buono -, come lui, la cosa è più unica che rara.

Agostini e Takahashi, gli altri del club

In questo selezionatissimo novero di TT & F.1 veteran vanno ovviamente inclusi altri due nomi di fama. Primo fra tutti il leggendario Giacomo Agostini - classe 1942 e pure il più giovane di tutti -, coi suoi 15 titoli iridati nel motomondiale e soprattutto con 10 vittorie al TT, dove ha corso dal 1965 al 1972. Mino, come noto, ha gareggiato a sua volta per due stagioni nella F.1 Aurora Afx a base britannica- ossia nel 1979 e nel 1980 -, prendendo anche parte a due gare coi big del mondiale, la Corsa dei Campioni a Brands Hatch e il Gp di Imola, in entrambi i casi al volante di una Williams Fw06 gestita da David Price.

La strana storia di Takahashi

Infine, il quarto uomo ancora vivente è il giapponese Kunimitsu Takahashi, classe 1940, al via in 4 TT, con miglior risultato il quarto posto al debutto nella gara delle 250 cc dell’edizione 1961, in sella a una Honda. Takahashi ha disputato in F.1 il suo unico Gp iridato nel 1977 al Fuji, quindi a casa sua, con una Tyrrell 007 del team Meritsu, giungendo nono al traguardo.

Per la cronaca Takahashi è pure il protagonista di una delle cadute più spaventose e incredibili nella storia del TT, quando, nel corso dell’edizione 1962, la sua Honda 125 si sbriciolò letteralmente all’uscita della curva di Union Mills - la zona del TT in cui erano nati nel ventennio precedente i fratelli Gibb, i favolosi Bee Gees -. Ebbene, Takahashi, con ogni probabilità il pilota nipponico più veloce della sua epoca, dopo il clangore della gran botta e il polverone seguito, per i primi sessanta secondi non fu ritrovato dai commissari. Sparito. Polverizzato. Fino a che gli attoniti marshal udirono un flebile lamento proveniente dall’alto, da molto in alto, ovvero dalle cime di un vicino albero. E fu proprio lì che rinvenirono il corpo esanime del promettente centauro giapponese, il quale, prontamente ricoverato, ebbe salva la vita dopo dieci lunghi giorni di coma.

E adesso, che Takahashi scriva al Tino!

Morale della favola, tre dei quattro viventi del club sono in contatto: Ago, Driver e il Tino. A questo punto manca solo che Kunimitsu Takahashi scriva al patriarca Brambilla e il cerchio sarà magicamente e dolcemente chiuso. Comunque vada, i quattro meravigliosi manici più duri e puri del mondo resistono eccome e combattono insieme a noi.