C’è sempre qualcosa più importante, superiore, estremo quando un campione lascia all’apice della carriera. A Nico Rosberg sono state sufficienti poche ore da iridato per decretare la fine del suo fresco impero e annunciare il ritiro dal magico mondo della Formula Uno che sta celebrando il suo trionfo. Una decisione maturata a pochi mesi dal rinnovo del contratto con la Merdeces, che ha iniziato a prender forma e consistenza dal Gp del Giappone e che in pratica è divenuta certezza il giorno dopo la conclusione dell’ultimo round del Mondiale F.1, con ancora in circolo i veleni per un finale che l’ha stravolto e convinto a dire basta.

Rosberg SHOCK: il campione annuncia il ritiro

Serve coraggio e forza mentale anche in questo non solo a resistere a sei stagioni di Formula Uno come compagno di squadra prima di Michael Schumacher e poi di Lewis Hamilton, paragoni importanti e scomodi con cui confrontarsi. Lo ha detto lo stesso Nico: «Ho preso un mental coach, ho praticato meditazione mattina e sera. Ho lavorato tanto su me stesso». 

Davanti a lui l’asfalto e un compagno-rivale che da tre lustri si è sempre sentito superiore e che gliel’ha ribadito anche nel giorno del congedo: «È la prima volta che vince un titolo in 18 anni, la sua decisione non mi stupisce. Poi ha famiglia, vuole altri figli». Contro un compagno così squisito che non l’ha mai calcolato come vera insidia, Rosberg ha costruito il suo successo e maturato la decisione del suo ritiro. Quasi più felice di annunciare al mondo la sua voglia di smettere che di festeggiare il primo titolo di F.1 in carriera. Di sicuro più sollevato. Nelle tante voci che si sono moltiplicate subito dopo la notizia shock del ritiro ce n’è una che deve far riflettere.

Rosberg, un addio alla F.1 che fa riflettere

Non è solo un caso se tre dei piloti tra i più esperti in F.1 Felipe Massa, Jenson Button e Nico Rosberg, decidono tutti di abbandonare la F.1 al termine di questo campionato. Due campioni del mondo, tre piloti che se avessero voluto continuare, avrebbero potuto farlo in squadre importanti e ben pagati, al volante di vetture competitive. Invece tutti e tre, in momenti diversi, dicono basta, mai più. Perché l’arrivo delle vetture del prossimo anno, mediamente più veloci di 4-5 secondi al giro delle attuali, spaventa e inquieta tutti. Perché già quelle di adesso, in molti circuiti sono state le più veloci di sempre. Non avrebbe avuto problemi a guidarle Nico se non avesse raggiunto il suo obbiettivo nell’ultimo round di Abu Dhabi. 

Ma coronato il sogno che inseguiva fin da bambino ha deciso che le priorità erano altre e che può esserci vita (migliore) anche oltre quella del Circus. A 31 anni sceglie la famiglia, si rifugia in quegli affetti che non intende più trascurare. La coppa per la conquista del primo mondiale in carriera gli farà compagnia per sempre, si ritroverà spesso a guardarla ripensando pure alla sua decisione di mollare da campione del mondo. Il punto più alto raggiunto nella sua carriera da pilota, la pista di decollo per una nuova vita. Lontano dalla F.1.

Ci mancherai, Nico!

Rosberg e il ritiro annunciato prima della cerimonia FIA