Come andare al cinema e sapere già il finale del film. Mercedes campione del mondo; Lewis Hamilton quasi. È la banda del quattro. Mentre il Mondiale di Formula Uno si sposta dagli Stati Uniti al Messico c’è una storia nella quale non ci sarà bisogno di attendere l’ultimo atto prima di conoscere il nome del killer che con una rimonta devastante ha ucciso il campionato quando mancano ancora tre Gp prima che cali il sipario. A Lewis basterà un quinto posto a Città del Messico domenica prossima per stringere tra le mani il quarto titolo iridato.

«Senza Rosberg e senza discussioni, quest’anno Lewis è cambiato molto. Ma in squadra siamo tutti molto superstiziosi, la festa per il titolo piloti la faremo quando l’avremo vinto», ha spiegato Toto Wolff il boss delle Frecce d’Argento iridate per la quarta volta consecutiva, imbattibili regine della Formula Hybrid, «una vera famiglia», come ha sottolineato James Allison, l’ex della Rossa che ha festeggiato sul podio di Austin quel titolo iridato vanamente inseguito nella sua seconda avventura a Maranello. Vero Texas Ranger, Lewis Hamilton.

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Roba da altro pianeta. Imprendibile. «Questi sono i momenti per cui vivo», ha raccontato l’inglese, aggiungendo: «Ma voglio anzitutto fare le mie congratulazioni al team. Quest’anno ha avuto un approccio incredibile per arrivare a queste prestazioni. Ci siamo uniti creando qualcosa di speciale. Sono fiero di far parte di questa squadra. La gara è stata una delle più divertenti. Non avevo fatto una buona partenza ma l’ho presa con tranquillità perché sapevo che è facile superare qui. Poi è stata grandiosa la battaglia con Vettel e alla curva 12 l’ho superato».

«Hamilton era tanto più veloce di noi. È deludente perdere la testa della gara quando ce l’hai ma lui aveva un altro passo», ha ammesso Vettel alla fine 2° con i sogni di gloria tenuti in vita solo dall’aritmetica ma con una faccia che va oltre ogni numero e qualsiasi calcolo. Sta facendo ben altri calcoli, adesso, Sebastian. Quelli delle troppe occasioni perdute da settembre in poi subito dopo la sosta del campionato. Un periodo nero che ha fatto azzerare la speranza rossa e fatto da detonatore a tantissime voci.

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Un susseguirsi di illazioni sulle quali è intervenuto proprio alla vigilia del Gp degli Stati Uniti anche il presidente della Ferrari Sergio Marchionne: «La squadra è arrivata qui, questo gruppo di persone ha ottenuto risultati importanti, poi c’è stato qualche errore, ma se lo scorso anno avessi detto che nel 2017 saremmo stati in grado di lottare per il titolo, beh, credo che sarei stato deriso. Per lunga parte del Mondiale siamo stati l’unica alternativa alla Mercedes, ed è la prova che la squadra ha funzionato. Ora non rompiamo le scatole parlando di cambiamenti, abbiamo cercato stabilità confermando sia Sebastian che Kimi, non voglio parlare di altro ma la stabilità è essenziale».

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