La splendida mezza dozzina di titoli iridati messa insieme dalla Mercedes sempre a segno nell’era della Formula Hybrid lancia in una nuova dimensione. Eguagliato il record di titoli mondiali Costruttori consecutivi, artigliato dalla Ferrari vincitutto dell’era Montezemolo-Todt-Schumacher, le Frecce d’Argento hanno già in mano il servizio nel tie break che, a questo punto, la vede sempre più opposta alla Scuderia.

Ora sono loro che possono riscrivere la storia e proseguire in una cavalcata straordinaria, aprendo nuovi filoni di record. Nel giorno in cui le truppe di Toto Wolff iniziano a incassare i proventi dell’ingente capitale messo da parte nella prima parte del Mondiale 2019, sullo sfondo rimane uno spesso strato di delusione del popolo rosso con altre voci che si vanno a sommare alla pratica occasioni mancate, con un andamento della stagione che avrebbe potuto offrire ben altra prospettiva e visione alla classifica.

Come diceva il leggendario professor Asa Nikolic, guru del basket, quando le sue squadre disperdevano talento e giocate: «Siamo come la mucca dell’Erzegovina che dà tanto buon latte e poi dà un calcio al secchio». Il secchio del latte, stavolta, sono le due Ferrari in prima fila che hanno fallito in partenza, una terribile illusione durata lo spazio di un sospiro allo spegnimento del semaforo, dopo un’altra clamorosa qualifica, la quinta firma consecutiva del Cavallino alla voce pole position (ben otto in totale firmate dalle Rosse quest’anno) ad aumentare il senso di poteva essere ma non è stato che, adesso, è davvero palpabile.  Sì perché la Ferrari della seconda parte della stagione è monoposto tosta e finalmente competitiva ovunque. Adesso serve, però, la perfezione, perché la corazzata che si trovano ad affrontare Binotto e soci non è troppo incline a fare regali.

Proprio su questo numero di Autosprint racconta Aldo Costa, ingegnere parmense che ha vissuto le due epopee, prima alla Rossa e poi con le Frecce d’Argento, prima di tornare in patria e mettersi all’opera alla Dallara: «Come si costruisce un ciclo così vincente? Occorrono i piloti, i talenti, la leadership assoluta, il budget all’altezza degli altri top team, gli investimenti, le tecnologie, i processi, i metodi e l’organizzazione migliore. Se manca anche solo qualche tessera, ottieni risultati ottimali, ma non quella continuità che garantisce il successo».

Nel weekend di Suzuka, il sabato, se n’è andato Nanni Galli. Per noi il suo nome resterà per sempre legato ai Caschi d’Oro, visto che nel lontano 1966 fu lui a inaugurare lo storico rito della consegna dei riconoscimenti del nostro settimanale ai più meritevoli piloti italiani, precedendo il Casco iridato a Jack Brabham, al quale la statuetta venne consegnata solo in seguito. Riferimento importante nelle corse per Prototipi, col Mugello Stradale come centro di gravità agonistico e affettivo, in F.1 avrebbe meritato chance migliori, all’interno di una militanza validissima. Noi lo ricordiamo con una bellissima intervista concessa a Mario Donnini, un anno e mezzo fa.

Che la terra ti sia lieve, Nanni!