È già di nuovo in pista la F.1 che da 26 al 28 febbraio al Montmelò si spara la seconda sessione di test prestagionali. Gli ultimi tre giorni di prove, prima del debutto del mondiale 2020 sulle strade di Melbourne il prossimo 15 marzo per un primo round di un Mondiale che, se si guarda solo la prima tornata di test, sembra già indirizzato nella solita direzione. Ovvero quella tracciata dalla Mercedes dal 2014 fino si giorni nostri con allegata serie ormai infinita di titoli iridati.

Fameliche le Frecce d’Argento si sono prese tutta la scena anche per la genialata del Dual-Axis Steering, che non è altro che un innovativo sistema di sterzo mobile adottato sulla W11 che già orienta verso una nuova dimensione con una soluzione che (già bandita per il 2021) quest’anno potrebbe creare una voragine ancora più grande tra i campionissimi e il resto del mondo.

Spavalda e mai sazia di successi l’armata guidata da Toto Wolff s’è messa subito a fare la inarrivabile portando in pista una soluzione destinata a modificare in maniera ancora più netta il volto di una F.1 nella quale tutto sembra già scritto.

Certo non è il caso di vergare giudizi sommari e defintivi, adesso, ma è abbastanza evidente che Mercedes rimane il punto di riferimento per tutto il resto della compagnia.

Con una domanda che nasce spontanea: cosa dobbiamo attenderci dalla Ferrari 2020? Poco se dovessimo guardare solo ai primi tre giorni di test. A distanza di 12 mesi i riscontri dalla Catalunya mostrano una faccia opposta.

Nell’inverno 2019 i sorrisi si sprecavano, adesso i volti sono tirati e i piedi ben saldi a terra. Alla fine dei primi tre giorni di test in Catalunya, Mattia Binotto ha sottolineato: «Rispetto allo scorso anno abbiamo cambiato radicalmente approccio nell’affrontare il primo test pre-stagionale. Fino a questo punto ci siamo concentrati sul valutare la vettura in tutto il suo potenziale, provando ogni tipo di configurazione, sia a livello aerodinamico che meccanico, allo scopo di raccogliere il maggior numero di dati possibile. Torneremo a casa e analizzeremo tutte le informa zioni raccolte, mettendole a confronto con quelle che ci sono arrivate dalle simulazioni effettuate al computer e al simulatore. Dalla settimana prossima cominceremo a lavorare per cercare la prestazione operando sugli assetti e portando avanti le tradizionali prove in configurazione di qualifica e gara utili per arrivare preparati all’esordio in Australia». Questa settimana con la Ferrari a caccia della prestazione, forse, il quadro generale assumerà tinte meno cupe rispetto alla prima uscita.

Mentre questo numero di Autosprint andava in stampa lunedì 24 febbraio Alain Prost ha compiuto 65 anni. Non c’era miglior innesco per far deflagrare una nuova stagione di Autosprint Gold Collection che apre altri immensi scenari nella storia delle corse. Si parte subito forte, fin dalla copertina che è il manifesto di un’epoca dentro un dualismo rovente e pensata da noi come un vera e propria reunion tra icone. L’abbiamo immaginata così la nostra cover con anche Ayrton Senna a brindare con l’amico-rivalissimo dopo stagioni che hanno segnato la storia della Formula Uno.

Spiega Prost raccontando di Senna: «Quando si parla di Senna, si parla di Prost e viceversa. I nostri nomi sono ineluttabilmente associati. Se si parla di F.1, ci nominano. Per i fans, simboleggiamo i Gp di ieri. Quella che le persone amavano. Questo è molto importante. Capisco bene quello che gli appassionati hanno nei loro occhi».

Per andare a comporre il puzzle del primo numero di Autosprint Gold Collection 2020 lungo un arco temporale di quasi 40 anni, abbiamo selezionato le numerose interviste che il 4 volte iridato francese e uomo dalle mille vite in Formula Uno ha concesso ad Autosprint.

È venuto fuori un quadro di grande effetto che racconta uno dei grandi personaggi che hanno contrassegnato la storia delle corse. Un gran bel viaggio a ritroso negli Anni Ruggenti, dentro a sfide incredibili tra superassi.

Già, perché Alain Prost di questi soggetti nella sua carriera da pilota ne ha incontrati parecchi e spesso li ha pure battuti.