Alessandro Zanardi sei un’altra volta in corsa per rimanere attaccato a una vita immensa e dolorosa. E tutti noi siamo stretti e attoniti attorno al tuo letto della terapia intensiva dell’ospedale Le Scotte di Siena, in attesa dei bollettini medici, abbarbicati alla speranza a darti e darci forza con le parole che spesso hai detto tu: "Affrontare avversità e venirne fuori è come frequentare un corso di vita accelerato: se ce la fai, dopo sei equipaggiato per affrontare qualunque evenienza".

Davanti agli occhi abbiamo il tuo handbike posto di fianco sul ciglio della strada, poco oltre quella curva della provinciale che collega Torrita di Siena a Pienza e quel camion contro il quale sei andato a sbattere in una giornata di festa. E ora siamo qui, in attesa che un destino cinico e baro ti tenga in vita perchè un uomo come te serve a questo mondo.

Sei il nostro ultimo eroe, Alex. Un esempio.

Hai raccontato: "Io sono drogato di sport, di sfide. Anche se c’è da aprire un barattolo che non si apre: per me diventa subito un braccio di ferro con il coperchio". Ci hai sempre trasmesso forza. Nella buona e nella cattiva sorte, come quando spieghi che "Se il buon Dio mi proponesse di cancellare quel 15 settembre del 2001, non credo che accetterei: magari senza l’incidente oggi sarei un cinquantaduenne insoddisfatto della vita. No, grazie: mi va bene così".

Emanuela Audisio, sabato scorso su Repubblica, ha colto l’essenza del tuo essere, specificando che hai costretto lo sport a non scartare i corpi amputati, dimezzati, zoppi: non perchè fanno pena, ma perchè anche così valgono. Già, perchè si può vivere senza gambe, impossibile farlo senza cuore. Alex ha avuto amputate le prime, ma non ha mai smesso di emozionare ed emozionarsi. E' grazie a lui se la disabilità oggi fa rima con normalità e il concetto di sfida è stato completamente riscritto.

Ora sei l, di nuovo in un letto d’ospedale. Giuseppe Olivieri, il neurochirurgo che ti ha operato venerdì scorso, dice che... "essere ottimista o non ottimista non serve a niente: serve solamente curarlo". E non basta dire resisti Alex! Stavolta non dipende solo da te. Diciannove anni fa ti abbiamo visto rimetterti in piedi davanti ai nostri occhi.

A due mesi da quel terribile incidente del Lausitzring. Quella sera di meà dicembre hai fatto urlare e commuovere un teatro intero. A quei Caschi d’Oro del 2001 c’era stata la tua ripartenza. Accanto a te, Michael Schumacher a vedere quella scena si mise a piangere. Da quel momento la tua forza è diventata un messaggio potente. Ogni giorno di più.

Alex Zanardi e la partita della vita

"Quando correvo fino ai 400 orari sulla pista ero io solo, adesso sulla mia handbike c’è mezza Italia che spinge con me. Ma non ho fatto niente di speciale, ho preso la bicicletta e ho pedalato".

Ora c’è tutta l’Italia, c’è tutto il mondo Alex, che spinge assieme a te, dentro a questo nuovo dramma che stai vivendo, dentro alle pieghe di un’esistenza che ti ha messo di fronte a sfide impossibili. Per te niente è mai stato impossibile. "E' disabile chi ha poca stima di sè", ami sottolineare.

Pochi mesi fa, all’esplosione della pandemia, hai raccontato quale avrebbe dovuto essere la tua nuova sfida: le Olimpiadi di Tokyo 2021. "Alla mia età, dal punto di vista sportivo, ogni anno è come un anno dei cani, ne vale sette! - hai detto -. Se per me è stato quasi un miracolo mirare ad andare a Tokyo in avvicinamento al mio cinquantaquattresimo compleanno, sarà ancora più difficile farlo un anno dopo. Dal punto di vista motivazionale, sono a posto. Ma poi bisogna trasformare gli obiettivi in risultati. Sarà il tempo a darci tutte le risposte".

Adesso dobbiamo aspettare tutti che il tempo ci dia tutte le risposte e che il destino si ricordi che un uomo come te per questo mondo è indispensabile.ì