L’importante è trovare il limite. Soprattutto quello della pazienza. Un esercizio sempre più difficile per il popolo della Ferrari dopo l’ennesimo Gp in cui non s’è visto neanche uno spiraglio di luce.

Inutile tentare di arredare il tunnel della crisi, esaltarsi con imprese che non ci sono e quasi irritano. È sempre più difficile trovare qualcosa cui appigliarsi e trovarne giovamento nell’attesa di un 2022 che dista anni luce da quest’estate pandemica e deprimente per la Scuderia.

Così mentre Lewis Hamilton ritrova la vittoria ed è sempre più in fuga nel Mondiale, a Maranello si vive una delle stagioni più difficili e depresse che mente di tifoso della Rossa ricordi.

Molto più amara, finora, di quelle del 2014 o del 2016 anni orribili, ansiogeni e senza neanche una gioia. Occorre un cane da caccia e pure dotato di gran fiuto per trovare la Ferrari nella classifica del Gp di Spagna, mentre gli uomini della Rossa non lesinano impegno, le tentano tutte per raddrizzare la situazione, provano in tutti i modi a ritrovare il bandolo di una matassa sempre più ingarbugliata.

La faccia sconsolata di Charles Leclerc dentro al box alle spalle della sua SF1000 finita ko, mentre i meccanici sono immersi nell’abitacolo e intorno a questa Rossa scorbutica e inoffensiva fanno stringere il cuore e rilanciano uno stato di depressione sempre più generalizzato.

D’accordo, dobbiamo abituarci, e a questo punto non si chiedono certo vittorie, la gente che ama la Rossa si accontenta anche di qualche podio, magari non figlio di congiunture astrali favorevoli, ma di prestazioni consistenti dentro a week end non irritanti giocati negli inferi di una classifica alla quale si fatica a fare l’abitudine. Per ora basterebbe qualche lampo, un temporale all’interno di un’estate di piombo.

D’accordo eravamo stati messi tutti quanti sull’avviso che sarebbe stata dura, che c’era da pazientare, ma nessuno avrebbe mai pensato a un avvio così duro, crudo, impietoso, disarmante con quest’ultima prestazione in Catalunya che si materializza perfida proprio nei giorni in cui si celebrano i 32 anni dalla scomparsa di Enzo Ferrari.

Una ricorrenza che abbiamo provato a vivere in mezzo al popolo di Maranello, cuore pulsante di una Scuderia che non riesce più a regalare slanci passionali.

Il nostro Mario Donnini si è fatto un giro nella capitale della Rossa e il quadro che emerge è un quieto grido d’allarme per un amore adesso tormentato e un po’ in pausa causa Covid e risultati amarissimi in Formula Uno: vale la pena leggerlo per ta- stare il polso a una situazione che fa davvero riflettere.

Nel frattempo a settembre, subito dopo la disputa del Gp del Belgio, parte la campagna italiana della F.1. Prima Monza e poi il Mugello. E se nel tempio della velocità le porte rimarranno rigorosamente chiuse, per quanto riguarda il 1° Gp della Toscana qualcosa potrebbe muoversi.

"Credo che la prima gara nella quale riteniamo ci sia una reale possibilità per avere un numero molto limitato di tifosi sia probabilmente il Mugello – ha spiegato Chase Carey – probabilmente si aumenterà nella parte successiva del calen- dario. Speriamo di avere il maggior numero possibile di spettatori".

Si avvicinano eventi storici per il nostro Paese. La speranza adesso è che la Ferrari possa tornare a regalare qualche gioia, in attesa di tempi migliori con l’asticella della pazienza che continuerà ad alzarsi perché gli amori veri sono più forti di qualsiasi tempesta.