È con grande piacere che accompagno l’uscita di questo speciale di Autosprint Gold Collection interamente dedicato alla memoria di Michele, nel ventennale della sua scomparsa.

Se nel decennale come famiglia ci eravamo mossi per ricordarlo direttamente, ora, in tempi di emergenza legata al Covid-19, queste pagine diventano un veicolo privilegiato e fondamentale per sentirci vicini nel suo nome.

E, accanto alla commozione, provo un sentimento molto positivo nel constatare come lui venga ricordato con affetto, stima e passione in egual misura, non solo da chi scrive queste pagine, ma anche e soprattutto dalla moltitudine degli appassionati che mai l’ha dimenticato e continua ad apprezzarlo per tutto ciò di cui lui resta sinonimo.

Così questa è una bellissima occasione per (ri)scoprire un bravissimo pilota, certo che sì, ma anche un uomo assolutamente straordinario, portatore di un’educazione e di uno stile d’altri tempi. Perché, vedete, vorrei approfittare di queste righe per dire una cosa cui tengo infinitamente: più che nei risultati, nelle corse vinte e nei trofei portati a casa, Michele, in realtà, ha lasciato una testimonianza di valori forti.

Il gusto di narrare Michele Alboreto, il ricordo di Mario Donnini

Di garbo, sensibilità, intelligenza, ironia, autoironia e culto dell’amicizia. E perfino di senso della giustizia, perché a quasi quarant’anni, nel 1994, nell’anno in cui lasciò la F.1, in un momento molto triste, doloroso e delicato per la categoria, fu il primo e il solo ad autoregolamentarsi, limitando di sua volontà la velocità di rientro in corsia box, proprio per tutelare l’incolumità degli addetti. Perché una vita umana vale sempre di più di una manciata di secondi persi o guadagnati.

Ecco, gustate queste pagine, riscoprite il fascino dolce della nostalgia, di certi tempi belli e andati che in varie foto, in tante pagine e con alcune parole magicamente ritornano... Ma, vi prego, non dimenticate di ciò che ancora c’è e brilla di bello e di vivo in esse.

L’esempio stupendo di un ragazzo, di un uomo gradevole e vero chiamato Michele Alboreto, capace di portare alla vittoria una macchina da corsa ma anche uno stile di vita, un modo di essere lucente e meraviglioso. Perché Michele è stato grande da campione, da marito e, ve lo assicuro, anche da padre. E se c’è un’immagine bella con la quale qui e ora voglio ricordarlo e regalarvelo, è quando corse col fiocco rosa, al volante della Ferrari, nel Gran Premio del Messico 1987, perché era appena nata Alice, la nostra prima figlia, che tre anni dopo avrebbe accolto anche l’arrivo di Noemi.

In quella macchina rossa e anche un po’ rosa c’è il senso di tutto, il senso di una vita in cui lui ha saputo sposare alla grande non solo me ma anche due colori così simbolici di passione e dolcezza, di capacità e umanità. In queste pagine ritroverete Michele e io ritroverò Lui e Voi, sì. E sono certa che, ancora una volta, sarà un bellissimo incontro.

Nadia Alboreto


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