Ci sono piloti che entrano nel paddock di Formula 1 con l’alone dei predestinati. Non è tanto il curriculum a determinare questo status, ma il tam-tam che arriva dalle categorie minori, basati su parametri che vanno oltre i resoconti matematici di una carriera. Valtteri Bottas, è uno di questi casi. Classe 1989, l’attuale pilota della Williams è un finlandese di provincia, nato a Nastola, un’ora e mezza di auto in direzione nord da quella periferia di Helsinki (Espoo) dove sono cresciuti Mika Hakkinen e Kimi Raikkonen. Per quanto possa sembrare difficile, Bottas al suo ingresso nel paddock di Formula 1 (datato 2010 nelle vesti di collaudatore Williams) era apparso ancora più riservato del suo connazionale della Lotus. Non amava i riflettori, trascorreva lunghe ore in un angolo dei box ed arrossiva visibilmente quando gli si chiedeva della sua fidanzata Emilia Pikkarainen, nazionale di nuoto finlandese. Solo di recente Valtteri ha progressivamente scongelato la corazza di timidezza, ed è emerso un ragazzo con i tratti caratteriali dei suo connazionali, solidità psicologica e fiducia nei propri mezzi, ma anche qualche sorpresa, come la sua disponibilità a raccontarsi andando oltre i ‘si’ e ‘no’ che hanno reso celebri le interviste con Raikkonen. Bottas è estremamente concreto, non ama i giri di parole, e sa bene che quando si arriva in Formula 1 con grandi aspettative serve una conferma sul campo, cosa che fino ad oggi non è arrivata. Finora è arrivato un buon lavoro, ma nel suo caso sembra non bastare. Colpa per lo più della Williams Fw35, ma non sono poi in tanti a ricordarsi i motivi che non hanno consentito ad un pilota di superare la temutissima tagliola della sessione di qualifica Q1. Bottas ne è cosciente, sa che ha ancora del tempo a disposizione, ma non è poi tanto come sembra. E sa bene che non è certo di poter contare su una monoposto da zona punti, vista la forma attuale della Williams. In queste condizioni serve cogliere la chance, la zampata che può dare un senso ad un campionato, specialmente se è il primo che si disputa in Formula 1. Australian GP Saturday 16/03/13 - Valtteri, con quattro Gran Premi alle spalle il bilancio non è dei migliori. Come ti eri immaginato il tuo inizio di stagione? «Mi aspettavo ovviamente di lottare in posizioni migliori, tutto il team se lo aspettava. Ma questa è la monoposto che abbiamo, e finora abbiamo provato a sfruttare al massimo il materiale tecnico a disposizione. In quanto al mio rendimento, posso dire che è andata più o meno come avevo previsto, senza grandi sorprese e grandi errori. Sono stato contento della gara di Shanghai, credo di aver fatto il massimo possibile considerando tutte le condizioni». - Sei all’esordio, e ti sei trovato nel pieno di una crisi tecnica. Quanto impatta questa situazione sul tuo apprendistato? «Sarebbe ovviamente più facile lavorare avendo a disposizione una monoposto competitiva, lottare per la top-ten e provare ad andare a punti con regolarità. Credo che il clima sarebbe diverso, perché nessuno nel team è contento di come stanno andando le cose in questa prima parte di stagione. Abbiamo bisogno di fare dei passi avanti che siano più corposi dello sviluppo che faranno le altre squadre, ne siamo tutti coscienti». - A questo punto quali obiettivi realistici ti poni in questa stagione? «Dire oggi quali possano essere i miei obiettivi in termini di risultati è difficile. Non sappiamo ancora quanto crescerà la monoposto, spero che si possa fare un passo avanti già a Barcellona, sarebbe una buona boccata d’ossigeno. Dal mio punto di vista non posso che concentrarmi sul migliorare ogni mio aspetto in termini di contributo che posso fornire alla squadra. Quindi essere consistente, imparare dagli errori, e convincere il team che merito il posto che mi hanno dato, anche in ottica futura. Da questo punto di vista mi sento ottimista, perché anche se ho commesso qualche errore, ne ho sempre fatto tesoro e vedo che gara dopo gara tutto diventa più naturale». - Non è il vostro problema principale al momento, ma che opinione ti sei fatto della gestione che richiedono gli pneumatici Pirelli? «Non è facile gestire questa gomma, soprattutto in gara, ma è una situazione uguale per tutti, quindi ci si deve adattare. Abbiamo visto che le strategie di gara, ed il saper esattamente quando spingere e quando no, sono aspetti che possono decidere una corsa. Posso immaginare che per piloti abituati per anni a non avere questo problema possa essere una scocciatura, visto che in certe fasi della gara bisogna tirare i remi in barca e non spingere quanto si potrebbe». Formula One World Championship, Rd3, Chinese Grand Prix, Practice, Shanghai, China, Friday 12 April 2013. - Hai vissuto la stagione 2012 nei box del team come terzo pilota. Un ruolo non semplice, perché alla fine si è spettatori di altri colleghi che corrono. Cosa ti senti di suggerire ai piloti che attualmente occupano questo ruolo? «Lo scorso anno sotto certi aspetti è stato difficile, soprattutto la domenica quando vedevo i piloti che si preparano per scendere in pista e io ero nei box in maglietta a fare lo spettatore. Mi è mancata la competizione, e così nel 2012 mi sono buttato nel Triathlon, per mantenere vivo lo spirito della competizione. Ma se questo fa parte di un percorso, di un progetto mirato ad arrivare dove hai sempre sognato di essere, allora ha un senso. Io ho avuto la possibilità di scendere in pista il venerdì, ed è stato molto utile non solo per la conoscenza delle piste. Il vantaggio maggiore è stato quello di potermi preparare tecnicamente. In Formula 1 devi relazionarti con un notevole numero di persone che compongono lo staff tecnico, e saper analizzare una grande mole di dettagli che richiedono una buona conoscenza tecnica. I briefing sono molto lunghi, ma alla fine, come si impara a fare una curva in pieno, si impara anche a relazionarsi con gli ingegneri. Fa parte del lavoro di un pilota professionista». - Il tuo manager Toto Wolff ha lasciato il suo ruolo in Williams per passare alla Mercedes. Questa decisione ha cambiato qualcosa nel tuo rapporto con il team? «No, e non credo che questo possa influire sul mio rapporto futuro con la Williams. Ovviamente mi ha sempre fatto piacere avere Toto nel team, e avrei voluto che continuasse ad esserci, ma ha ricevuto un’offerta che non arriva tutti i giorni, quindi lo capisco e sono felice per lui. Rimane il mio manager, lo è dal 2008, insieme a Mika Hakkinen e Didier Cotton». Formula One World Championship, Rd4, Bahrain Grand Prix, Race Day, Bahrain International Circuit, Sakhir, Bahrain, Sunday 21 April 2013. - Hai sempre un contatto diretto con Hakkinen?                                            «Ci sentiamo dopo ogni corsa. Per lui i problemi della gestione degli pneumatici che abbiamo oggi sono un aspetto sconosciuto. Mi dice sempre che ai suoi tempi l’unica indicazione era ‘push’, mentre oggi questo approccio è impossibile, dobbiamo sapere quando spingere e quando è il momento di pensare a salvare le gomme. Ma al di là di questo aspetto, mi da molti consigli che sono tornati utili». - In questa prima parte di stagione quello del dualismo tra compagni di squadra è un argomento tornato alla ribalta. Com’è il tuo rapporto con Maldonado? «Non ci sono aspetti negativi nel nostro rapporto. E’ una relazione professionale, collaboriamo molto ed oggi spingiamo assieme per far si che il team possa migliorare la monoposto. Per me Pastor è un buon riferimento velocistico, specialmente in qualifica, e grazie a lui ho capito quali sono gli aspetti che devo migliorare sul giro veloce». Chinese GP Saturday 13/04/13 - Ci sono nazioni come l’Italia che al momento non hanno piloti in Formula 1, ed altre scuole di grande tradizione, come quella brasiliana, che sono ai minimi storici. Come spieghi la presenza costante dei piloti finlandesi pur essendo una nazione di soli cinque milioni di abitanti? «Non è facile rispondere a questa domanda, forse ci sono più risposte. La nostra cultura ci da una mano nel gestire la pressione. Tradizionalmente non diamo molta importanza a quello che si dice in giro, e quando si è un ambiente estremamente competitivo come quello del motorsport, è un vantaggio non farsi condizionare dall’ambiente. In termini tecnici credo che nel mio paese il karting svolga un ruolo fondamentale. Abbiamo ottimi impianti, una buona tradizione, ed un elevato numero di praticanti che si avvicinano al mondo del kart fin da giovanissimi. E’ una buona palestra per entrare nel contesto delle competizioni, e nel mio caso posso dire che il kart è stato fondamentale per la formazione». Formula One World Championship, Rd1, Australian Grand Prix, Race, Albert Park, Melbourne, Australia, Sunday 17 March 2013. - Sei arrivato in Formula 1 dopo aver vinto il campionato Gp3, saltando le categorie più potenti. E’ stato un problema in più per adattarsi alla Formula 1? «Non credo ci sia una via definita per arrivare in Formula 1. Ci sono magari strade più battute di altre, ma nel mio caso posso dire che ogni decisione che è stata presa è stata la migliore. Ho saltato le categoria con molti cavalli, ma alla fine ho fatto la mia esperienza in Formula Renault, Formula 3 e Gp3. E in Formula 1 mi sono adattato senza grandi problemi legati a questo aspetto». - Sei arrivato in Formula 1 grazie al tuo talento, ma ovviamente anche a finanziatori che hanno creduto in te. Se dovessi dare un consiglio ad un giovane che oggi milita nel karting, cosa gli diresti? «Sappiamo che oggi non è un periodo facile per chi deve entrare in Formula 1. Ma continuo a credere che se sei speciale, se hai talento e spirito di sacrifico, credo che esista sempre una buona possibilità di incontrare qualche finanziatore interessato alla tua carriera. Io ho cambiato la mia vita in cinque stagioni, dal kart fino alla Formula 1. Ma se avessi fallito anche solo uno di questi passaggi, oggi probabilmente non sarei qui». - Dove immagini Valtteri Bottas nel Marzo del 2014? «A Melbourne, pronto a scendere in pista per il primo Gran Premio della sua seconda stagione in Formula 1». di Roberto Chinchero Da Autosprint n.18 del 7 maggio 2013