Cornici azzurro ghiaccio che contornano iridi di pagliuzze gialle. L’Uomo Nero del mondiale ha occhi di un gatto selvatico, vagamente inquietanti quando te li punta addosso. E come un gatto, Kimi Raikkonen aspetta. Che qualcuno dei suoi avversari diretti faccia la mossa sbagliata. Sa di non avere la forza per affrontarli sul campo, sa che non deve giocare d’attacco ma d’astuzia. E allora ostenta indifferenza e si tiene pronto a colpire. Dopo cinque gare è secondo in campionato, a quattro punti da Vettel e con tredici su Alonso, che lo ha battuto in Spagna. È già dimagrito, Kimi: il viso meno paffuto che a inizio stagione, il fisico che fatica a riempire la maglietta. Giocherella con una bottiglia d’acqua e manda intorno quello sguardo micidiale. 2013 Bahrain Grand Prix - Friday - Hai iniziato con la Formula Uno dodici anni fa. Ti piace, adesso, questo modo di correre, queste gare piene di soste ai box? «È lo stesso, tanto i regolamenti non li scriviamo noi. I pit-stop ci sono sempre stati, in questo sport. Però quello che a volte trovo stupido è che se una volta facevi un errore eri nei guai, finivi nella ghiaia e ti piantavi lì. Era così anche quando ho cominciato io. Adesso, con queste vie di fuga, al massimo perdi qualche decimo di secondo, ma resti in gara». - Non ti è mai piaciuto particolarmente correre con il Drs, il flap mobile... «Mah, penso che in passato rendesse i sorpassi un po’ troppo facili. Adesso, con le nuove regole che limitano l’utilizzo,  le cose vanno meglio. Ma non hai una garanzia assoluta di riuscire a passare, a volte gioca contro di te». - Ti sarebbe piaciuto correre in un’altra epoca, tipo gli Anni Settanta? «In ogni grande sport sembra sempre che nei primi anni ci si divertisse di più, che l’ambiente fosse più rilassato. In F.1 oggi ci sono tanti soldi e grandi Costruttori, è normale che le cose cambiassero. Una volta c’erano più pericoli e se facevi un errore, come ho detto, pagavi un prezzo più alto. Adesso mi sembra a volte un po’ troppo facile». F1 Grand Prix of Abu Dhabi - Practice - In Spagna hai “pungolato” la Lotus, dicendo che avete bisogno di una monoposto più veloce. Pensi che siate davvero così indietro? «Ma no, il “pacchetto” è buono, però penso che ci sia bisogno di migliorare. Chiunque, in qualsiasi team, troverebbe qualcosa di cui lamentarsi. Abbiamo tutti voglia di vincere e sappiamo che se metti in macchina dieci “punti” di carico in più, sarai più veloce sul giro e più felice. Non ci sono problemi di fondo su questa Lotus, ma per renderla più veloce ci serve più carico aerodinamico». - Avevi fatto riferimento anche alle qualifiche. È lì che hai impressione che dobbiate recuperare di più? «No, tutti pensano che si facciano cose diverse tra qualifica e gara ma le regole ti vietano di cambiare qualsiasi cosa sulla vettura. Se la rendi più veloce sul giro singolo lo sarà anche in gara. Se miglioriamo il carico aerodinamico andremo più forte in qualifica, ma avremo anche tanti vantaggi sul ritmo di gara». - Si è detto spesso che a Enstone, alla Lotus, non avete le risorse di squadre come McLaren e Ferrari. Pensi che questo possa influire negativamente sul resto della stagione? «Sappiamo di non poter competere, a livello di risorse, con le squadre più grandi. Non avremo mai i soldi che hanno loro, ma non per questo mi sento preoccupato. Anche l’anno scorso la gente diceva che prima o poi saremmo andati a fondo. Abbiamo un piano, per gestire le nostre risorse, e penso proprio che siamo e saremo in una posizione anche migliore rispetto al 2012». - Rispetto a qualche anno fa ti senti più maturo, senti di avere migliorato il suo stile di guida? «Penso che i buoni piloti siano buoni sempre. Con la Ferrari, nel 2009, io guidavo bene, solo che la monoposto era abbastanza una merda (testuale, ndr). Non era per niente facile. Tutti hanno annate buone e cattive. E in quelle cattive è dura provare per la prima volta la macchina e sapere che sarà una lunga stagione... Anche quest’anno non sapevo cosa mi aspettava fino al primo test, ma poi i dubbi dell’inverno spariscono. Uno guida sempre nello stesso modo, ma se manca il “pacchetto” da fuori hai l’impressione che sia peggiorato». - Hanno detto di te che hai un grande talento naturale per la velocità, ma ti manca la comprensione tecnica. Ma è poi vero? «Ognuno ha diritto di pensarla come vuole. Peccato però che la gente che scrive queste cose non faccia il mio mestiere». - Robert Kubica ha fatto - per diversi motivi, purtroppo - il passaggio inverso rispetto a te: dalla F.1 ai rally. Che ne pensi? «Nei rally conta molto di più l’esperienza. Quando corri contro i grandi della specialità hai davanti gente che fa gli stessi tracciati da otto anni, che potrebbe anche buttare via il quaderno delle note di navigazione e fare gli stessi tempi. In più, se fai un piccolo errore la paghi carissima, finisci contro il muro e il tuo rally è finito. Qui, come dicevo, puoi andare largo tre volte nello stesso giro e non succede niente». FIA World Rally Championship Greece - Day One - Ma vi siete mai sentiti, tu e Robert? «No. Avevo a che fare con lui solo quando lo incontravo qui nei paddock, non fuori». - Senti, ma al tuo futuro ci hai pensato, dentro o fuori da questo team? «Al momento non ho un contratto per l’anno prossimo». - Ma sei tu che vuoi tenerti libero o la squadra che non si fa avanti? «Mah, sai queste cose si fanno sempre in due. Però finora non c’è stato molto, si è solo parlato un po’ di questo e quello. Io la mia decisione la prenderò al momento opportuno». - Posso chiederti quante opzioni hai, al momento? «Dipende. Direi che ne ho due, ma in F.1 non si può mai sapere con precisione». - Da che cosa dipende la tua scelta? «Sono in questo ambiente da abbastanza tempo per sapere che l’unica cosa che conta è trovare le condizioni giuste per te stesso». - Per quanti anni, ancora, riesci a immaginarti pilota di Formula Uno? «Non ho fatto piani, non ne faccio mai. Se domani dovessi rendermi conto che non mi piace più, me ne andrei subito. Ma so che arriva un momento nella vita in cui vuoi fare qualcos’altro, perché quando sei in F.1 devi dedicarle quasi tutto il tempo che hai e non te ne resta molto per il resto. Un giorno voglio smettere di viaggiare e fare cose normali, ma per il momento mi godo le corse». d13aus2827 - Tanta gente si chiede: ma chi è veramente Kimi Raikkonen, fuori dalle corse? «Uno normale. Penso che succeda a tutti di non essere proprio la stessa persona a casa e al lavoro, per via delle cose che devi fare e della gente che hai intorno. Ma quando vado a casa io non mi sento per niente diverso». - Ti viene mai voglia di far cambio con i tuoi amici che non hanno l’assillo dei fotografi ovunque vadano? «Come dico sempre, faccio questo mestiere da abbastanza tempo per sapere che non puoi sempre avere tutto a modo tuo. Però è vero che preferisco girare in pista piuttosto che fare altre cose, perché dieci promozioni pubblicitarie o dieci interviste in più non mi faranno andare più veloce». - Ci tieni al titolo mondiale? «Se lo vinco, se vinco altri campionati, tanto meglio. Se no, non mi cambia la vita». - E qui volevamo arrivare. Perché questa frase, “non mi cambia la vita”, la dici spesso. Ma cos’è, allora che te la può cambiare? «Le cose più normali. Sono quelle, quando vanno storte, che ti fanno la differenza. La Formula Uno non è la mia vita. Io amo correre, ma non sono come quelle persone, tante, che considerano i Gran Premi come la loro vita. A me interessano altre cose. Le cose semplici della vita». di Alberto Antonini   Da Autosprint n.20 del 21 maggio 2013