Il Gp F1 di Monza di domenica 8 settembre sarà l’ultima volta dei motori otto cilindri in Formula 1. Un frazionamento “storico” che si esibirà per l'ultima volta nel circuito che è chiamato il tempo della velocità prima di andare - definitivamente in pensione. Di V8 ce ne sono stati tanti in F1, dai tempi del mitico Cosworth anche prima che questo diventasse, dal 2006, l’unico frazionamento permesso dai regolamenti. Ma con questa edizione 2013 si chiude un’epoca. Sarà probabilmente l’ultima volta in cui tra gli alberi del parco di Monza risuonerà qualcosa che somiglia davvero a un motore da corsa, visto che si teme che i futuri motori turbo abbiano un rombo soffocato. Ma a parte questo, otto stagioni di otto cilindri non hanno fatto un granché bene allo spettacolo del Gp d'Italia. Perché hanno mortificato una delle componenti fondamentali di Monza: le alte velocità in rettifilo. Nel 2005, ultima stagione dei V10 da tre litri di cilindrata, Juan-Pablo Montoya fece sfrecciare la McLaren-Mercedes a 372,6 Kmh di punta prima della staccata della prima variante. Non erano prove ufficiali, ma test: durante i quali si provavano soluzioni estreme, come un carico alare praticamente nullo. Quello di “Juancho” fu un valore che non venne mai più raggiunto ma, come si vede dalla tabella che trovate in fondo all'articolo, in quegli anni era abbastanza normale superare i 360 km orari alla staccata della Prima Variante. Non era solo la maggiore cubatura a fare la differenza, non erano soltanto i quasi 900 cavalli che permettevano di “tirare” rapporti al cambio molto lunghi senza risentirne: c’era anche il regime di rotazione libero che aveva permesso ad alcuni motori di avvicinare la soglia dei 20mila giri/minuto. Ma la Fia limitò il regime di rotazione a 18mila giri e le potenze scesero a circa 750 cv. L’abbattimento delle velocità massime in F1 fu la conseguenza più diretta. Fra l’edizione 2005 e quella 2006 a Monza, la prima del V8, il crollo è evidente: si passò dai 370 km/h dei V10 3 litri ai 349 km/h dell'anno successivo dei V8 2,4 litri. Ma il dato più curioso è forse quello degli ultimi anni: con il Kers (nel 2009 e poi dal 2011) le velocità massime non sono cresciute. Anche se i piloti hanno a disposizione 82 cv in più da utilizzare in brevi momenti, vengono impiegati per migliorare l'accelerazione, non la velocità massima. Addirittura, nel 2011, Vettel vince il Gran Premio facendo registrare le velocità più basse in qualifica e in gara: 346 km/h, velocità di punta che si raggiungeva negli Anni '90. Questo perché dei circa 740 a disposizione, almeno una ventina vengono sacrificati giù per aumentare il soffiaggio agli scarichi. Migliorano i tempi sul giro ma peggiorano le velocità in rettifilo. È la prova che oggi la F1 che vince va forte in curva, non in rettilineo. grafico-motore-v8