da Suzuka: Cesare Maria Mannucci Alla vigilia di quello che potrebbe essere lo scontro finale, inutile nasconderlo, il morale della truppa è basso. Mentre la Red Bull torna a monopolizzare la prima fila, Fernando Alonso non va oltre l’8° tempo, e torna ad accusare pesantemente la Ferrari. Non solo gettando la spugna ancora prima di salire sul ring, ma creando di nuovo un muro tra lui e la sua squadra, che a questo punto non si capisce sino a quando potrà durare. Ancora due Red Bull in prima fila, ma questa volta in pole c’è Mark Webber, unico pilota a scendere sotto il “muro” del 1’31”, che precede Sebastian Vettel. Il futuro campione del mondo è in leggera difficoltà perché durante la sessione di prove libere del mattino, ha girato poco perché ha dovuto cambiare le batterie del kers, poi durante il primo giro lanciato del Q3 ha accusato un altro problema con il kers, poi risolto nel secondo tentativo. Per la prima volta nel 2013, Webber riesce così a fare meglio di Vettel in qualifica. Due Red Bull in prima fila però non sono una grande novità. Ma lo diventano se si considera che il gap sulle Ferrari di Massa e Alonso, è questa volta abissale, per una squadra che in Giappone si gioca ancora la possibilità di tenere aperto il campionato. Certo il distacco che Alonso accusa da Webber - 0”750 - è di quelli pesanti, difficile da digerire in una formula che impone gomme ed elettronica uguale, motori plafonati e l’unica variabile ammessa viene dalle qualità del telaio e della aerodinamica. La Red Bull è superiore in tutto: come punta di velocità massima, come percorrenza nelle curve veloci, in frenata alla chicane, come inserimento e trazione nei tratti lenti, come possibilità di tagliare i cordoli senza rimbalzare. Come invece fa la Ferrari, che in frenata prima della chicane, invece, saltella pure con le ruote posteriori e spesso tende a bloccare le ruote. Però sentire da Alonso che “Non è importante che Vettel vinca il titolo qui oppure in India o Abu Dhabi, tanto non abbiamo nessuna possibilità”, non fa certo piacere, non fosse altro per i tanti appassionati che domani si sveglieranno presto ancora con l’illusione di farcela. Alonso si dimostra impreciso quando dice che: “Da quattro anni la Red Bull ci rifila un secondo al giro”, perché non è vero nemmeno adesso e se lo fosse stato in passato, per due volte non si sarebbe giocato il titolo iridato all’ultima gara. Lo spagnolo ha ragione quando dice: “Dalla Corea al Giappone la Ferrari ha portato zero aggiornamenti tecnici”. O meglio, in numero limitato c’erano, ma di certo non hanno funzionato. Fa bene Alonso ad essere alterato, ma farebbe bene anche a ricordarsi che nelle ultime 4 gare - Monza, Singapore, Corea e Giappone - Felipe Massa gli è partito davanti per 3 volte, e a Suzuka gli ha rifilato pure 3 decimi, che a parità di auto è davvero una enormità a questi livelli. “Il nostro obiettivo reale è quello di finire il campionato al secondo posto, davanti a Mercedes e Lotus”, dice Alonso. Vero, verissimo, però sino a quando i giochi sono aperti, magari un pensierino “all’impossibile” potrebbe farlo. Così radio box torna a parlare di storie che sembravano ormai sepolte e smentite. Ossia di un possibile passaggio di Alonso alla McLaren già dal 2014. La squadra inglese è finalmente riuscita a scalfire la triade tecnica che da 6 anni governa la Red Bull e dal 2015 potrà avvalersi di Peter Prodromou, responsabile aerodinamico del team 4 volte campione del mondo, braccio destro di Adrain Newey. Non a caso a Milton Keynes il suo ufficio è a fianco di quello di Newey. Una operazione difficile e complessa da portare in porto, che rilancia le ambizioni della McLaren nel 2015, quando diventerà il primo team ad usare il motore Honda. Stanno facendo tutto questo per Perez e Button? Anche in Corea, Martin Withmarsh era tornato all’attacco, dicendo che le porte per Alonso erano aperte, se la sua condizione contrattuale lo consentisse. Ora lo spagnolo torna a criticare la Ferrari come mai altri piloti al suo posto hanno fatto. Magari sono tutte reazioni e ipotesi frutto solo della delusione per il risultato odierno. Però spesso chi pensa male, poi non si sbaglia di tanto. Withmarsh-DeLaRosa