Il risultato del GP in Giappone non propone nulla di inedito, con le due Red Bull davanti a tutti seguite da una Lotus (però quella di Grosjean), una Ferrari (Alonso) e l’altra Lotus (Raikkonen). In certi momenti, tuttavia, questo risultato non appariva così scontato. Soprattutto dopo la partenza, che ha visto l’ottimo scatto di Romain Grosjean e contemporaneamente quello pessimo sia di Sebastian Vettel che di Mark Webber, tant’è vero che anche Lewis Hamilton li stava sopravanzando. Infatti è stata l’ala anteriore di Seb a causare la foratura della gomma posteriore destra di Lewis, in un contatto comunque del tutto fortuito. Questa poteva dunque essere l’occasione buona sia per Grosjean che per Webber, ma se il francese semplicemente ha dovuto rassegnarsi alla superiorità Red Bull, l’australiano ha pagato (oltre a una partenza sempre piuttosto scadente) l’adozione di una tattica alternativa su tre soste ai box contro le due di Vettel. Difficile credere che Webber sia stato penalizzato scientemente dal team a favore del quasi sicuro campione 2013, ma se è vero che Horner si era preoccupato (più del necessario, col senno di poi) per la presenza davanti di Grosjean, è altrettanto vero che nella differenziazione delle strategie quella più rischiosa è stata applicata al pilota numero 2. Peraltro va aggiunto che Vettel si è dimostrato abile a saper gestire i pneumatici meglio di Webber ("Mi sarebbe servita una strategia a due soste e mezza", ha dichiarato Mark) impostando fin da subito la sua guida a favore di stint più lunghi, in quella che sembrava incertezza per una volta che non era davanti, ma invece era una guida “risparmiosa” per le gomme. La Mercedes esce male da questa gara, peggio della Ferrari almeno: per Hamilton, come detto, si può parlare di sfortuna; ma nel caso di Nico Rosberg la gara è stata rovinata dal “unsafe release” al pit-stop, quando il team l’ha fatto ripartire proprio mentre stava passando Perez. Ottimi riflessi per entrambi nell’evitare l’urto, ma ovviamente - come lo stesso Rosberg ha subito pensato - è scattata la penalizzazione con un drive-through. Poi Nico è risalito in modo deciso, ma ovviamente poteva ambire a ben di più dell’8° posto dietro alle Sauber, eccellenti più che mai in questa occasione sia come squadra che come piloti. Commentata la penalizzazione a Rosberg, vanno segnalate anche le altre, come quella a Massa: al momento non è ancora chiaro se l’errore sia stato del pilota o nell’impostazione del “limitatore” per la velocità in pit-lane, ma resta comunque meritata perché l’infrazione c’è stata. Mentre disturba quella comminata a Ricciardo, anche lui autore di una buona prestazione fino a quel momento. Molto bello il suo sorpasso alla Force India all’esterno prima della famosa curva 130R, all’uscita della quale ha allargato superando i limiti della pista e “guadagnando” in conseguenza di ciò un drive-through. Secondo i commissari, avrebbe tratto vantaggio da questa manovra e quindi hanno applicato il regolamento. Beh, è proprio su queste premesse che c’è da discutere: infatti il sorpasso era già avvenuto molto prima della curva e se Ricciardo ha allargato è stato proprio perché disturbato nell’affrontarla. Insomma, non è che ha superato grazie a una “staccatona” esagerata (qui non si frena) arrivando lungo di conseguenza: quindi dove sta il fatto di essersene avvantaggiato? Quanti metri devono passare prima che un semplice errore non porti a sanzioni per un sorpasso precedente? Questo fatto si aggiunge a quello già piuttosto scandaloso di Hulkenberg a Singapore, in cui il tedesco aveva già passato Perez ed era finito fuori dalla sede del tracciato solo per la ruotata data da quest’ultimo che aveva un po' allargato. A conti fatti, se uno ti passa all’esterno lo puoi buttare fuori (intenzionalmente o meno) perché tanto i commissari danno la colpa a lui… Insomma, se non vogliamo mortificare ulteriormente la guida e i veri sorpassi, sarà il caso di rivedere questa regola, ma soprattutto il modo in cui gli ufficiali di gara la applicano “alla cieca”. Maurizio Voltini