La volata finale della F1 comincia dal Gp d’India. Poi d’un fiato Abu Dhabi, una settimana di pausa e quindi Usa (in Texas) e Interlagos in Brasile. Quattro Gran premi in cinque settimane. L’ultima chance per la Ferrari di difendere il secondo posto nel mondiale Costruttori e afferrare una vittoria che faccia chiudere la stagione con un sorriso prima della lunga pausa invernale. La speranza della Ferrari per il futuro si chiama James Allison, il nuovo direttore tecnico, il papà della velocissima Lotus E21 di Raikkonen e Grosjesan è l’uomo che da qualche settimana sosttiuisce Pat Fry come direttore tecnico. Cioé la persona che dovrà indirizzizzare il lavoro sia dei progettisti che dei tecnici incaricati di sviluppare sul campo la macchina. Per Allison la sfida è aiutare la Ferrari a tornare sul podio a cominciare dall’India. Ma proprio sull’epilogo del Gp India pesano aspetti sia positivi e negativi. Quello negativo è il fatto che la pista indiana sia un misto tra le caratteristche di quella di Corea e le tipologie di Suzuka. E questo non è una bella premessa, visti i deludenti risultati della  F138 sulle due precedenti piste orientali dove la Ferrari ha rimediato un misero sesto (Corea) e quarto posto (Giappone). «Il Buddh Circuit è un circuito interessante, composto da curve lente e veloci, oltre a diversi rettilinei abbastanza lunghi - spiega Allison - Un mix simile a quello di Corea, dove la pista ha un andamento leggermente “schizofrenico”. L’ideale sarebbe avere una monoposto molto veloce in rettilineo, ma allo stesso tempo efficiente nei tratti impegnativi che si percorrono a bassa velocità. Per avere una buona performance generale su un pista come quella indiana, una monoposto ha bisogno delle stesse qualità richieste in qualsiasi tipo di circuito: deve essere stabile in frenata, ben equilibrata nelle curve ad alta e bassa velocità, con una buona trazione in uscita dai punti più lenti e una buona velocità di punta sui rettilinei. Ma nel caso del circuito Indiano le differenti tipologie di curva portano la vettura al limite, in condizioni molto simili a Suzuka». Il lato positivo viene dai buoni precedenti. In India si è corso soltanto due volte, nel 2011 e 2012: è vero che in India ha sempre vinto Vettel, ma in tutte e due le edizioni Alonso è sempre andato sul podio. Una volta secondo (2012) e una volta terzo (2011). Unico altro pilota a riuscirci oltre a Vettel. Allison però non sarà al fianco dei ferraristi in India, ma resterà a Maranello a  coordinare il lavoro di sviluppo della monoposto turbo per il 2014 e si terrà in contatto con i box dal “garage virtuale”, la stanza del reparto corse dove una ventina tra ingegneri e tattici seguono il Gp in tempo reale collegati via radio col muretto box per studiare assieme alla squadra sul campo assetti e strategie. Per Allison la Ferrari non è comunque una novità. Il tecnico inglese ha già lavorato a Maranello diverse stagioni, all’epoca dei successi a ripetizione di Schumacher (altro precedente di buon auspicio). «Tornare a Maranello a nove anni di distanza mi fa provare un mix di sensazioni – rivela – C’è eccitazione ma anche un po’ di nostalgia se ripenso  ai bei ricordi legati alle vittorie ottenute tra il 2000 e il 2004. In più il piacere di rivedere tante persone che quando sono stato qui l’ultima volta ricoprivano ruoli junior ed oggi occupano posti di rilievo. Ma quello che sento al di sopra di tutto è la determinazione a fare del mio meglio insieme alla squadra e con lei tornare alla vittoria. Dopo nove anni di assenza ho visto molti cambiamenti all'interno della Scuderia, la squadra è cresciuta ed è più complessa rispetto alla mia precedente esperienza, ma una volta varcata la porta d’ingresso ti accorgi che le emozioni sono sempre le stesse e si percepisce distintamente una grande voglia di tornare a vincere».