Al termine di una stagione in cui la questione tecnica è stata focale per il team Ferrari in F1, inutile dire quante speranze ripongano i tifosi “rossi” nell’arrivo/ritorno del nuovo direttore tecnico James Allison. Per l'inglese la fine dell’anno solare rappresenta anche la fine del primo quadrimestre di lavoro a Maranello avendo preso servizio all'inizio di settembre. Finora Allison e Pat Fry, il dt del 2013, hanno coesistito affiancati al vertice tecnico, ma adesso con la chiusura della stagione e dell'era dell'aspirato, la responsabilità dal punto di vista tecnico è passata definitivamente al nuovo ingegnere ex Lotus. Così Allison dopo quattro mesi parla finalmente da direttore tecnico e traccia per la prima volta un bilancio della sua attività a Maranello facendo qualche riflessione ottimistica sulla stagione entrante. Ammette però di non aver effettuato interventi sul progetto della vetture 2014 (che è stata disegnata anche questa da Nick Tombazis) ma di essersi concentrato su altri aspetti, come puntualizza egli stesso. «Non mi sono certamente messo a guardare i dettagli del progetto della nuova monoposto, non avrebbe avuto senso in questa fase. – ha detto Allison al sito ferrari.com – Piuttosto mi sono concentrato sul cercare di indirizzare le risorse adeguate e le persone migliori nel posto giusto, proprio per ottimizzare l’attenzione su ogni dettaglio. Del resto, quando si affronta un cambiamento regolamentare come questo non è che si comincia a pensarci sei mesi prima: quando sono arrivato a Maranello erano già due anni che si lavorava sul progetto. Ho cercato di immergermi dentro alla sua filosofia e di adattarmi il più in fretta possibile alla squadra. Detto questo, la mia parte per così dire attiva nel progetto della vettura riguarda in particolare l’individuazione delle aree su cui magari spingere di più e concentrare più sforzi». «Per esempio, l’influenza del propulsore sulla prestazione complessiva della vettura sarà ben maggiore rispetto al recente passato. Da quando, nel 2007, si è proceduto al congelamento dello sviluppo dei motori e alla convergenza delle prestazioni è ovvio che il suo peso sul piatto della bilancia è stato sempre minore mentre cresceva sempre di più quello dell’aerodinamica. Negli anni precedenti non era affatto così: ricordo bene quanto fosse importante il motore nell’era dei successi Ferrari della prima metà degli anni Duemila. Ora assisteremo ad un riequilibrio, con l’aerodinamica che resterà comunque un fattore determinante». «L’aerodinamica resta la linfa vitale di una monoposto di Formula 1 moderna. È impossibile essere competitivi senza avere degli strumenti e delle risorse adeguati. Grazie agli ultimi investimenti in questo settore, sia in termini di uomini che di risorse tecniche, adesso possiamo dire di essere passati dall’essere forse la quarta o quinta squadra come strumenti all’essere di nuovo all’avanguardia: c’è tutto quanto è necessario per aprire una nuova era Ferrari».