dal nostro inviato a Jerez (Spagna): Alberto Antonini Quaranta centraline elettroniche dove un anno fa ce n'erano dodici. Quaranta chilometri - avete capito bene - di cavi elettronici. Sollevare il cofano motore di una F.1 2014 è come scoperchiare un cesto di serpenti. Ma alla Red Bull hanno dovuto farlo, e quella di oggi era la seconda volta. La carrozzeria in carbonio stava prendendo fuoco, Vettel è saltato fuori dal box avvolto da un fumo acre. L’elettronica sta mandando in crisi la Renault, che a fine giornata ha annunciato con il suo capo tecnico Taffin: «Abbiamo un problema nell’accumulo di energia. Possiamo risolverlo intervenendo sull’hardware per mettere i nostri team in condizione di girare domani». Il problema quindi affligge le batterie, ma non parte necessariamente da lì. La Renault ha varato un programma ambizioso, forse troppo, per i suoi V6 turbo ibridi: realizzarsi “in casa” le batterie al litio. I suoi clienti - Red Bull, Toro Rosso, Caterham e Lotus che a Jerez non c’è - erano già in allarme lunedì, prima dell’inizio dei test. I due motorizzati Renault, Vettel con la RB10 e Ericsson con la CT05, hanno percorso 8 e 11 giri ciascuno. In Red Bull c’è stato un problema di surriscaldamento, forse dovuto alla centralina che ripartisce la carica fra gli elementi dell’accumulatore. Sulla Caterham, che ha girato di più, la batteria si è scaricata di colpo. La Toro Rosso è rimasta nei box. Al blocco motore e batterie Renault è associata una miriade di componenti e fornitori diversi: il turbo che dovrebbe essere della Calnetics (Usa), la “power box” che controlla gli iniettori della Bosch, la centralina del Kers Marelli. Difficile farle dialogare tutte assieme. Ma adesso in Renault è allarme.