«Wir stehen vor einem grossen Berg». Che in tedesco vuol dire: «Siamo davanti a una grande montagna». Sebastian Vettel usa la sua lingua madre per riassumere la situazione, in una frase che taglia come una lama. Una lunga intervista esclusiva che trovate sul numero di Autosprint in edicola da martedi 25 febbraio e di cui vi anticipiamo alcuni passaggi. Nell’intervista Vettel fa il punto della situazione Red Bull dopo i quattro secondi al giro rimediati nel suo passaggio più rapido nei test dalla Ferrari di Alonso e i ben sette secondi subìti dalla Mercedes di Rosberg. La Red Bull in Bahrain ripartiva da zero, considerava quello di Sakhir come il suo primo, vero test invernale. Si è trovata davanti una montagna nel deserto. Casse di pezzi nuovi, carrozzeria modificata, interventi - anche “pesanti” - sul motore Renault e soprattutto sull’hardware della parte elettrica, quindi motori e centraline. Ma le difficoltà rimangono, a prescindere dai tempi sul giro. Quelli si fa fatica a portarli giù, perché il V6 Energy F1 è ancora strozzato per non rompere tutto, tiene il regime 2500 giri sotto il limite dei quindicimila, mentre il Mercedes già arriva a 14.000 giri. Una montagna nel deserto, e il tempo che scorre inesorabile verso Melbourne. «C’è sempre spazio per la speranza - dice Vettel -ma chiaramente non sta andando come ci eravamo immaginati.  Al primo giorno ho tardato a uscire in pista, poi, quando sembrava che le cose andassero bene, c’è stato un piccolo incendio in pista. È difficile girare con continuità, ma qui tutto è veramente complicato e facciamo fatica a capire tutto con esattezza. Nella seconda giornata ho fatto più giri, preparando il lavoro per Daniel Ricciardo». Fatto salvo il guasto ai freni di Seb il mercoledì 19, è rimasta l’impressione di una meccanica particolarmente “immatura” e bisognosa di attenzioni. Sebastian la spiega così: «Già dalle premesse era chiaro che l’installazione delle varie componenti in vettura sarebbe stata la vera difficoltà. Si cerca sempre di realizzare la vettura più veloce.... Ci immaginavamo che fosse difficile, ma non avevamo fatto i conti con un inizio così, nel programma di test. Ma ormai è andata così, e bisogna lavorare 24 ore al giorno per migliorare». E lancia un messaggio di speranza: «Non c’è ragione per non avere fede. Abbiamo capito che problemi abbiamo, ma non si possono spostare le montagne dall’oggi al domani. Credo che ci voglia soltanto tempo. Il fatto è che ogni intervento sulla macchina dura davvero tanto, è questo che rende tutto così difficile». Il tempo. Il fattore che adesso sfugge alla Red Bull. «Sì, è quello che ci manca. Ma per fortuna ci sono questi test che ci permettono di riprendere in mano la situazione. Io credo che da Jerez sia già cambiato qualcosa. Solo che succede questo: ti liberi di un problema, e subito ne salta fuori un altro». L'intervista completa su Autosprint in edicola martedì 25 febbraio