di Cesare Maria Mannucci Marco Mattiacci, 42 anni, alla Ferrari dal 1999, laureato in economia e commercio all’Università La Sapienza di Roma, prende dunque il posto di Stefano Domenicali, alla direzione della Gestione Sportiva e del team di F.1. Se le dimissioni di Stefano Domenicali potevano essere prevedibili visto il trend negativo della squadra negli ultimi anni - sotto la sua direzione la Ferrari aveva conquistato solo un titolo Costruttori - la scelta di Marco Mattiacci al suo posto, fino a ieri presidente amministratore delegato della Ferrari North America, è invece una decisione davvero sorprendente. Perché stiamo parlando di un manager, che pur avendo una buona esperienza internazionale - prima nei mercati asiatici e poi in quelli nord americani - non ha nessuna esperienza di corse, di qualunque tipo, tranne il Ferrari Challenge Nord America alle cui gare Mattiacci è sempre presente in quanto la filiale Usa del Cavallino che dirigeva era direttamente interessata e coinvolta nel monomarca americano. Ora però le problematiche da affrontare per Mattiacci saranno per ben diverse. Perché un conto è presenziare all’apertura di eventi di prodotto e stile delle auto del cavallino e vendere Ferrari negli Stati Uniti,  un altro invece è gestire una organizzazione di oltre 1200 persone, per lo più formata da caratteri egocentrici, a cominciare dai piloti sino agli ingegneri e ai meccanici. Questo è il primo compito - impegnativo ma oscuro - del responsabile della gestione sportiva che Domenicali svolgeva comunque con abnegazione, non certo quello di esporsi alle telecamere davanti al muretto box durante un Gp. Facciamo gli auguri a Mattiacci, perché in certe riunioni con veri e propri “squali” dell’ambiente delle corse come Bernie Ecclestone, Niki Lauda, Helmut Marko, Ron Dennis e Frank Williams, quando si parla di regole e di soldi, entrerà in un ambiente per lui veramente sconosciuto. È pensabile che Luca di Montezemolo da oggi in avanti debba dedicare più tempo alla gestione del team F.1, perché oggi la sua lunga esperienza, diventa ancora più indispensabile, soprattutto alla luce dei prossimi sconvolgimenti “politici” che aspettano il mondo della F.1 (la successione di Ecclestone, la cessione del business F1 da parte della CVC e così via) e che nei prossimi due anni, sarà oggetto di una totale revisione in termini di proprietà e di governance. Quest’anno durante la 24 ore di Daytona, quando c’è stato il problema della penalità inferta al pilota della Ferrari 458, Pierguidi, per il contatto all’ultimo giro di corsa che poteva privare la Ferrari di una meritata vittoria nella classe GTD, abbiamo visto Antonello Coletta andare in direzione gara e discutere animatamente con il direttore di prova Scott Atherton per difendere le ragioni del Cavallino. Questo incarico scomodo non l’ha dovuto svolgere Marco Mattiacci, che da capo della Ferrari North America assisteva alla gara ed era coinvolto in modo più istituzionale e distaccato. Proprio perché sino a ieri la sua presenza alle competizioni era più una necessità per svolgere pubbliche relazioni a livello Corporate. Ora invece per lui cambierà tutto: dovrà tuffarsi di colpo nel mondo ostico delle corse, delle polemiche e degli attriti fra squadre con interessi discordanti per difendere il nome e il lavoro della Ferrari. Soprattutto a Mattiacci sarà chiesto un impegno e una conoscenza su problematiche specifiche e costanti - anche tecniche - davvero di non facile soluzione. Del resto Jean Todt quando lavorava alla Ferrari, rimaneva in ufficio sino alle 22, tutti i giorni della settimana. Proprio perché è un compito estremamente complesso da svolgere al meglio. Riuscirà Mattiacci a svolgerlo al meglio con competenza e autorevolezza? Sinceramente non lo sappiamo e gli facciamo i migliori auguri. L’esperienaa del passato dice che era da tempi di Piergiorgio Cappelli, nominato dalla Fiat di Ghidella dopo la morte di Enzo Ferrari a fine 1988 al vertice della Ges e durato a Maranello sino all’arrivo di Cesare Fiorio (marzo ‘89) che a Maranello non arrivava ai vertici del reparto corse un manager così a digiuno di competizioni e relativa gestione. Perché l’attività commerciale e manageriale nel mondo dell’industria automobilistica è un lavoro molto diverso dal gestire un team di F.1, soprattutto se si chiama Ferrari. E la recente storia di tanti manager arrivati improvvisamente in F.1 senza il necessario background - da Mario Theissen della Bmw a Martin Withmarsh della McLaren, da John Howett della Toyota a Nick Fry della Honda - è abbastanza illuminante delle difficoltà che si possono incontrare. A meno che Mattiacci non abbia soltanto un ruolo transitorio, da traghettatore, in attesa di una figura di provenienza dal mondo delle corse. Come potrebbe essere Gerhard Berger, il cui nome era già circolato nei giorni scorsi...