A due giorni di distanza, Autosprint è in grado di svelarvi un po' di retroscena sulla settimana "calda" che ha rivoluzionato il vertice della Ferrari. Da cui si scopre che la decisione di dimettersi di Domenicali ha preso di sorpresa tutti quanti, a partire dallo stesso presidente del Cavallino. Ovvero, non sono state dimissioni "pilotate" o "richieste" ma giunte inaspettate. IL PROPOSITO - Domenicali in cuor suo aveva deciso già da tempo di chiudere l'esperienza ferrarista a fine anno. Comunque fosse andata a finire la stagione. Troppe pressioni, troppe difficoltà per tenere insieme un gruppo che aveva costruito con fatica e che non riusciva più a indirizzare dove e come voleva lui. Basti pensare che Alonso l'aveva voluto fermamente ingaggiare lui a metà 2009; quell'Alonso che in Ferrari aveva la strada sbarrata all'epoca di Todt che non aveva mai dimenticato una promessa non rispettata da Fernando nei suoi confronti nel 2003. Ma poi proprio con Alonso l'anno scorso erano nati screzi e il rapporto non si era mai completamente rinsaldato. Di qui anche la decisione di ingaggiare Raikkonen per evitare di avere una Ferrari troppo Alonso-dipendente. LA DOCCIA FREDDA - L'amara realtà Domenicali l'ha capita nei primi test in Bahrain, quelli di metà febbraio. Quando ha compreso che la Ferrari era lontanissima dalle Mercedes. In quell'occasione le alte velocità di punta della Rossa avevano ingannato molta gente facendo immaginare che il V6 turbo di Maranello fosse potente, invece quelle velocità - si è saputo poi - erano frutto di un aspetto aerodinamico particolarmente scarico. Impossibile da utilizzare nei Gp. Presto si è capito che mancavano i cavalli "elettrici" dello MGU-H, il recupero di energia dal calore e dal flusso dei gas di scarico. E che oltretutto l'erogazione di coppia non era particolarmente '"morbida" e finiva per rovinare in fretta le gomme togliendo alla Ferrari una delle sue armi storiche: quella di essere "gentile" sulle gomme e poter impostare gare di rimonta sul buon ritmo di corsa. L'ADDIO - Le prime gare hanno confermato i timori di Domenicali. Dopo il Gp Bahrain e l'imbarazzante fuga di Montezemolo dal circuito prima della fine del Gp, ha capito che le critiche avrebbero provocato uno sconquasso. L'opinione pubblica - e lo stesso presidente - avrebbero richiesto un capro espiatorio, una testa da "tagliare". Domenicali riteneva che allontanare un tecnico tanto per dare in pasto al pubblico una vittima, come era stato fatto con Costa e con Dyer, non aveva senso in questa occasione in cui invece i tecnici avrebbero dovuto lavorare a testa bassa e senza distrazioni per risolvere più in fretta possibile i problemi. Proprio il contrario di quello che stava succedendo. E poi non aveva persone per rimpiazzare il "sacrificato" in tempi stretti. Non c'erano telaisti o motoristi liberi sul mercato. Così dopo averci ragionato su una/due notti ha deciso di sacrificare se stesso, tanto comunque avrebbe lasciato entro pochi mesi. Un modo per dare fiato alla squadra e permettersi di concentrarsi sullo sviluppo e non sulla caccia alla vittima sacrificale. LE DIMISSIONI - Domenicali ha consegnato le dimissioni al presidente Montezemolo non sabato come si dice ma addirittura giovedì scorso, 10 aprile. Cogliendo impreparato e di sorpresa Montezemolo che ha provato a dissuaderlo senza successo. Il presidente poi si è affrettato a consultarsi con Marchionne, il quale l'indomani, venerdì 11 è venuto a Maranello con la scusa dell'inaugurazione di una ala del museo Ferrari, già per affrontare il problema del sostituto. I due hanno subito escluso di ricorrere a soluzioni esterne come Ross Brawn, per esempio, perché la Ferrari da tempo per volontà di Marchionne e di tutto il gruppo Fiat ha una ferrea politica di controllo dei budget e delle spese e gli ingaggi milionari dell'epoca di Todt (e che hanno portato al suo distacco) sono stati aboliti da tempo. MATTIACCI - Il nome di Marco Mattiacci, da 15 anni in Ferrari e con trascorsi di successo in Estremo Oriente e negli USA e tra l'altro conosciuto anche da John Elkann e ben noto a tutti, è venuto fuori quasi subito. A Montezemolo andava bene perché è espressione della managerialità interna Ferrari, a Marchionne andava bene perché non è un tecnico, ma un manager di prodotto e marketing, così simile a quel Luca De Meo che è stato uno dei suoi pupilli in Fiat e uno degli uomini chiave del rilancio commerciale e soprattutto d'immagine del marchio torinese (tanto è vero che poi è stato strappato alla Fiat dall'Audi) IL PASSAGGIO DI CONSEGNE - Mattiacci è stato fatto imbarcare in fretta e furia su un aereo a New York già venerdì sera e sabato mattina è atterrato in gran segreto a Bologna raggiungendo Maranello. Il passaggio di consegne fra Domenicali e Mattiacci è maturato nel week end ma soltanto lunedì 14 il ribaltone è stato reso pubblico. IL CONFRONTO - Rimane la coincidenza del fatto che Domenicali ha annunciato le dimissioni nello stesso giorno in cui il governo ribaltava i vertici delle aziende statali, in cui la maggior parte dei manager si attaccava alla poltrona per non perdere i privilegi di potere di un incarico di comando. Nello stesso giorno invece, il manager sportivo più sotto l'occhio dei riflettori ha avuto il coraggio e l'umiltà di farsi da parte e rimettere il suo incarico anche se la Presidenza non glielo aveva (ancora) chiesto. Almeno questa uscita di scena a testa alta, a fronte di tante critiche dei tifosi, va riconosciuta a Domenicali. Alberto Sabbatini