Niki Lauda ha stigmatizzato il comportamento di Rosberg e Hamilton dopo la gara di Montecarlo dicendo che era inammissibile che due compagni di squadra non si stringessero la mano dopo una vittoria. È stato proprio Lauda a volere Lewis Hamilton alla Mercedes: il suo arrivo è avvenuto sotto l’ala protettrice dell’ex campione del mondo ferrarista che negli ultimi due anni ha instaurato un rapporto molto intenso con il pilota inglese, diventando il suo primo referente all’interno della Mercedes. Sul valore dei suoi due piloti Lauda ha le idee molto chiare e con la consueta sincerità lo esprime senza diplomazie: “Credo che Lewis sia un paio di decimi più veloce sul giro secco – ma Nico ha una dedizione particolare al lavoro con i suoi tecnici che gli consente di arrivare agli stessi risultati. Per noi, come team, è un binomio perfetto. A patto che restino sempre nei limiti di rispetto, reciproco e della squadra che lavora per loro. Io metto a disposizione di entrambi i piloti la mia esperienza, qualche casino l’ho avuto anche io, e credo di poter dare dei consigli utili”. Ma la tempesta di Montecarlo cambierà le cose? Nessuno più di Lauda ha vissuto da vicino le vicende che hanno animato il weekend, e che probabilmente influenzeranno il proseguimento della stagione. Ma Niki non ne fa un dramma, almeno fino a quando Rosberg ed Hamilton proseguiranno a garantire il rendimento che hanno assicurato nelle prime sei gare. Per ora la coppia non è ancora ufficialmente “scoppiata”, e i punti nella saccoccia del team ci sono tutti. “Mi dite che Lewis è un po’ taciturno – attacca Lauda – beh, spero che si riposi qualche giorno, che dorma bene e non vada a far festa con Nicole. Credo che si sistemerà tutto, sono certo che tra qualche giorno mi chiamerà, e se non lo farà lui, sarò io a chiamarlo prima del Canada”. E se il clima peggiorasse? “Se mi dovessi accorgere che la mattina quando arrivano in pista non si salutano – sbotta Lauda – allora dovremo intervenire. Ma oggi nei piani non c’è nessun cambiamento, anche se c’è una maggiore tensione è ancora tutto sotto controllo”. Per far capire meglio la situazione di rivalità interna e come in fondo sia una cosa consueta nelle corse, Lauda fa un esempio personale. “Chiariamo una cosa – attacca – per vincere in Formula Uno bisogna essere dei “bastardi”, se non lo sei non vinci. I campioni sono una razza che da il 110% per vincere, e quando non ci riesce con i metodi tradizionali, ne usa altri. C’è poi un altro aspetto che rende ancora più duri gli scontri tra compagni di squadra, ed è quello dell’azzeramento della variabile tecnica. Quindi bisogna fare la differenza su altri fronti. Quando hai la stessa macchina e l’altro pilota va più forte…beh, è un problema. E per di più ce l’hai davanti tutto il giorno, perché è nello stesso box. Non scordo i casini che ho avuto ai tempi McLaren con Prost (1984 e 1985, ndr). Lui era più bravo di me in qualifica, allora iniziai a lavorare per la gara, e dissi ai miei ingegneri che non dovevano far vedere alcuna informazione tecnica al “francese”. Odiavo quel pilota, al mattino quando arrivavo in pista lo salutavo ma poi nascondevo il massimo possibile di quello che facevo. Isolai il mio gruppo di lavoro, e tornai a vincere. Roberto Chinchero