Una temperatura di asfalto inferiore di 20°C rispetto alle prove e l’assenza della temuta pioggia sono stati gli elementi di base per quanto riguarda lo scorso GP di Germania e le relative strategie in tema di pneumatici. Tuttavia la previsioni dei tecnici Pirelli sono state abbastanza rispettate: si prevedeva che una tattica su due soste potesse dare un leggerissimo vantaggio rispetto a quella su tre, e in effetti pare che così sia stato, pur dovendo considerare le molte situazioni di gara vissute in questa decima prova del mondiale. Anzi, probabilmente proprio le differenti strategie sono qualcosa che ha aggiunto spettacolarità a questa gara. Ovvio rimarcare che Nico Rosberg ha vinto adottando due sole soste (sequenza: supersoft/soft/soft) ma considerando la superiorità della sua Mercedes e la possibilità di condurre la gara in solitaria e con tranquillità, senza mai essere costretto a spingere al 100%, è stato parecchio agevolato nella gestione di tutto, pneumatici compresi. Più indicativo allora l’ottimo 2° posto (consecutivo) di Valtteri Bottas anche lui con due sole soste (sempre supersoft/soft/soft): il perfetto bilanciamento della sua Williams (oltre alla velocità massima) gli ha permesso in ultimo di tirare fuori qualcosa di più per difendersi dall’attacco di Lewis Hamilton che oltretutto montava le più performanti supersoft rosse. L’inglese e la Mercedes hanno adottato una strategia un po’ particolare (soft/soft/supersoft/supersoft) anche perché partiva quasi in fondo allo schieramento, decidendo per un’ulteriore sosta (non prevista o quantomeno anticipata) in occasione del testacoda di Sutil all’inizio del rettilineo di partenza, in quanto il team era convinto che sarebbe entrata la safety car (cosa non successa e che ha scatenato qualche polemica). Senza questa sosta, Hamilton sarebbe forse riuscito ad arrivare in fondo facendo compiere 25 giri all’ultimo set di supersoft, ma altrettanto probabilmente non sarebbe riuscito lo stesso a togliere la posizione a Bottas. Questo perché - tenendo a riferimento i 24 giri massimi in gara di Ericsson con le supersoft - avrebbe dovuto gestirle in modo ben diverso, scordandosi di far segnare il giro più veloce sul finire della gara. Mentre se avesse effettuato il 3° cambio qualche giro dopo, difficilmente la differenza sarebbe stata determinante. Sempre a favore della strategia su 2 soste contro 3, abbiamo anche il 7° posto di Nico Hulkenberg, primo dei “non top” e autore di una bella gara in cui ha saputo gestire le sue gomme meglio perfino di Jenson Button, che invece è stato costretto a un pit-stop in cui ha montato le supersoft per i 6 giri conclusivi. Eppure Button (sequenza: supersoft/soft/soft/supersoft) è stato capace di compiere più giri di tutti sulle soft gialle, ovvero 30. Per quanto riguarda i ferraristi, Fernando Alonso (supersoft/soft/soft/supersoft) ha sfruttato bene entrambe le mescole: ha infatti il 2° tempo in gara con le soft e il 3° tempo con le supersoft. Però nel suo caso la strategia su tre soste non ha funzionato benissimo, più che altro perché si è spesso trovato a rientrare in pista dietro ad altri piloti. Non è dunque servito granché l’aver effettuato il cambio più veloce da parte dei suoi meccanici (2,3 secondi), ma almeno in ultimo si è trovato con la mescola più vantaggiosa nella lotta con Daniel Ricciardo per la quinta posizione. Mentre per Kimi Raikkonen qualsiasi discorso relativo alla tattica è “saltato” completamente per via del maggior degrado (specie sulle ruote anteriori) causato dall’ala danneggiata prima da Hamilton e poi nel sandwich fra Vettel e Alonso. Concludiamo ricordando che nel prossimo appuntamento, il GP d’Ungheria di questo fine settimana, la Pirelli porterà i pneumatici a mescola medium bianca e soft gialla. Maurizio Voltini pirelli1