La Formula 1 si è fermata per le sue ferie “coatte”, cioè imposte dal regolamento, ma i siti internet continuano a “macinare”. In particolare quello ufficiale della Ferrari, che ha inaugurato un interessante ciclo di video in cui Fernando Alonso “si racconta”, portato per mano ad affrontare diversi argomenti: da come “si vede”, al padre, alla paura, per finire con certe motivazioni che potrebbero aiutare a capire meglio anche talune altre vicende in corso. Ma vediamo cosa ha detto esattamente il pilota spagnolo della Ferrari.

Sono un lottatore

Si parte con l’intervistatore “fuori campo” che chiede: se pensi alla tua professione, al tuo attuale ruolo, qual è il primo aggettivo che ti viene in mente? «Lottatore! - risponde abbastanza deciso Alonso - Perché penso che è parte del mio carattere, parte del mio DNA, il lottare sempre, pensare che c’è sempre una possibilità. Quando le cose vanno bene, cercare di fare di più; e quando le cose non vanno bene, cercare di rimediare. Questo non solo in Formula 1, ma penso anche nella vita normale, è sempre una lotta». C’è una persona in particolare alla quale, più degli altri, devi dire grazie per dove sei arrivato? «Ci sono tante persone che ti hanno aiutato ad arrivare dove sei arrivato, quando sei un pilota in Formula 1. Fra tutti c’è sicuramente uno che è stato mio papà. Mio padre c’è stato fin dall’inizio in kart e in tutta la mia carriera in monoposto. Anche se fisicamente non è presente a tutte le gare o in tutte le mie giornate di lavoro, o anche quando non lavoro, è sempre lì. Qualsiasi cosa mi succeda in giornata, sia professionale sia di carattere personale, lo chiamo e ha sempre il suo punto di vista, e il 99,9 per cento delle volte ha sempre ragione, quindi lo ascolto con molto interesse». Qual è la volta che te la sei vista più brutta nella tua carriera di pilota? «Vari momenti. Sicuramente quando hai degli incidenti, quando fai degli errori troppo ovvi, sotto la vista di tutti, quel giorno vorresti sparire per qualche settimana e non vedere nessuno. Però penso che questo fa parte dello sport, succede in tutti gli sport. Sicuramente nella Formula 1 e negli sport più “mediatici” tutto questo aumenta. Però poi impari che questo succede, che succede a tutti, e cerchi di non pensarci troppo».

La paura in F1 non esiste

Hai parlato di incidenti e hai a che fare con uno sport comunque pericoloso: qual è il tuo rapporto con la paura? «La paura, in Formula 1, non esiste, penso. C’è sempre rispetto per la macchina, per quello che facciamo, rispetto per la velocità; ma non c’è paura, mai. Sicuramente nelle gare sul bagnato, quando hai pochissima visibilità, hai una sensazione di “non comodità”, molto scomoda, ma non hai paura. Vorresti togliere un po’ d’acqua per andare più veloce, ma non è paura, è solo che sei scomodo in macchina (ovviamente qui Alonso usa il termine “scomodo” un po’ all’inglese, nel senso di “non essere a proprio agio”, ndr). La macchina è il tuo ufficio, alla fine». Che effetto ha su di te la vittoria? Ti permette di rilassarti un attimo o ti sprona a fare ancora di più per migliorare? «La vittoria ha un effetto motivante, nel senso che quando le cose vanno bene e riesci a portare a casa i risultati, a vincere le gare, automaticamente hai una settimana di grande motivazione e di grande esaltazione. Dove vuoi fare ancora di più, dove sei più attivo con la tua squadra, con gli ingegneri. Hai più idee, più creatività, ti alleni più intensamente perché vuoi ripetere quel feeling, vuoi ripetere quella sensazione che hai avuto la domenica scorsa. Quindi la vittoria ogni tanto è importante averla perché ti dà quella carica di batterie».