Per adeguare l’autodromo di Monza alle specifiche attuali relativamente alle caratteristiche che secondo la Fia devono ora possedere tutte le piste, sono stati effettuati interventi che, seppure non abbiano toccato minimamente il tracciato in sé - come invece successe fra 1994 e 2000 alla prima variante, a quella della Roggia e a Lesmo - hanno fatto un po’ storcere la bocca ai “puristi”. Parliamo dello spazio di fuga alla Parabolica, che non è più in ghiaia bensì in asfalto, come in vari altri posti di altri circuiti “ammodernati”. Sappiamo bene come non sia ben visto dagli appassionati storici questo genere di spazio di fuga asfaltato, che perdonerebbe troppo gli errori dei piloti, anzi in alcuni casi fa sì che chi sbaglia ne possa trarre addirittura vantaggio. Con arrivo poi di interventi sanzionatori degli ufficiali di gara, che tuttavia non fanno che accrescere la sensazione di “inquinamento” delle gare da parte di elementi poco naturali, per quanto tutto parta da considerazioni in favore della sicurezza. Sarà davvero una modifica così brutta e che “livellerà” le differenze fra i piloti? Solo il test reale della gara potrà stabilirlo, ma al momento non sembra che i protagonisti, cioè i piloti stessi, l’abbiano condannata. Chi ne ha parlato ha infatti sottolineato che la Parabolica in sé sia rimasta una curva difficile, la cui percorrenza non perfetta fa perdere parecchio non solo in quel momento, ma anche nel giro successivo perché compromette la velocità nel rettilineo seguente. Ciò a prescindere da un’eventuale uscita di strada. Nondimeno, la frenata è una delle più delicate e basta sbagliare di pochissimo per vedersi già con due ruote oltre il bordo con tutto quel che ne consegue. Il fatto è che quando invece l’errore è grande (se poi non c’è un’avaria vera e propria oppure un contatto) la velocità d’approccio alla Parabolica si manifesta in tutta la sua drammaticità: il pur lungo spazio di fuga viene percorso in un attimo e nonostante la ghiaia è successo varie volte in passato che si andasse a impattare piuttosto duramente contro le barriere. In questi caso la zona asfaltata permetterebbe di rallentare di più e magari di proseguire la gara, oltretutto con una considerevole perdita di tempo che almeno “punirebbe” gli errori in modo meno cruento. E chissà che il minor rischio non porti quindi a facilitare la possibilità di attacchi in staccata. Altri lavori svolti contemporaneamente a questo, ma “quasi al di fuori” della pista, sono quelli alle curve sopraelevate. Un tratto che fa parte del vecchio “anello di alta velocità” all’americana e che non viene usato più da anni (dal 1969) ma che appunto rappresenta il lato storico e anche caratteristico del tracciato. Dunque gli interventi non riguardano la sicurezza, ma fanno invece parte di un piano di restauro e recupero al quale fra l’altro erano stati legati certi finanziamenti pubblici. E che finalmente viene portato a compimento. Segnaliamo che il sito ufficiale dell’autodromo nazionale ha pubblicato un paio di filmati in cui vengono descritti questi lavori: qui quelli alla Parabolica e qui quelli alle curve sopraelevate. Maurizio Voltini