Ancora una volta il GP del Giappone è stato condizionato da fattori diversi, come le avverse condizioni meteo, l’impiego della safety car, le bandiere rosse e in ultimo lo stop anticipato per l’incidente a Bianchi. Dunque le strategie relative ai pit-stop per i cambi gomme sono state determinate dalle differenti situazioni in pista, più che da scelte tattiche vere e proprie. Vediamo in ogni caso cos’è successo da questo punto di vista questa domenica a Suzuka, con l’aiuto delle consuete infografiche Pirelli. Intanto va detto che in caso di gara asciutta, il suggerimento ufficiale era a favore di una strategia a due soste: partire con i pneumatici più morbidi (i medium bianchi) per sostituirli al 22° giro con altri medium, passando poi alle gomme hard arancioni al 42° giro, sui 53 totali di gara previsti. Ma l’influenza climatica del tifone Phanfone ha ovviamente annullato tutte queste congetture, e in gara sono state impiegate solo le Pirelli “full wet” blu e “intermediate” verdi. Anzi, a ben vedere si è praticamente corso quasi solamente con le intermedie, dato che la prima decina di giri - quando tutti i piloti montavano le rain blu - sono stati effettuati in coda alla safety car. Anche quello che nel disegno figura come cambio gomme wet-wet al 2° giro è in realtà la prima interruzione con bandiera rossa dopo lo start iniziale sempre con safety car. Mentre all’altro capo della “strisciata” vediamo lo stop anticipato della gara rispetto ai 53 giri previsti: questo è stato dato nel corso del 46° giro e così, come da regolamento, la classifica ufficiale è diventata quella a fine 44° giro. Ciò ha permesso a Vettel e Hulkenberg di mantenere la terza e ottava posizione, quando il tedesco della Red Bull aveva fatto un cambio gomme al 45° giro (in concomitanza con l'ingresso della safety car) che l’aveva portato dietro a Ricciardo, mentre il connazionale della Force India si era addirittura fermato a macchina spenta, alla fine della pitlane, proprio in occasione del cambio gomme al 44° giro. Il primo elemento da evidenziare nel GP è come al termine del regime iniziale di safety car, mentre tutti gli altri iniziavano a gareggiare davvero, due piloti siano invece entrati subito in pitlane per passare dalle wet blu alle intermedie, cioè Button e Maldonado. Una mossa ardita e furba allo stesso tempo: perché se il venezuelano della Lotus ha pagato la difficoltà iniziale con un testacoda poco dopo il rientro (e poi subirà anche 20 secondi per velocità eccessiva in pitlane), al contrario il campione mondiale 2009 ha dimostrato una volta di più di essere il re delle condizioni difficili e dell’adattabilità, gestendo al massimo questa situazione. Così, essendo da un lato capace di trovare subito il limite con gomme ancora non ideali per la pista molto bagnata, e dall’altro favorito dall’assenza di traffico (che in questi casi significa anche migliore visibilità), Button è stato talmente veloce da ritrovarsi terzo quando gli altri sono passati anche loro alle gomme intermedie, 2-3 giri più tardi quando la pista era già meno bagnata. A questo punto la gara è diventata più lineare, dal punto di vista delle strategie con i pneumatici. È solo per altri problemi che qualcuno come Magnussen e Vergne si è poi fermato prima del previsto. Ma in generale si è puntato ad effettuare un solo altro cambio gomme (sempre con le intermedie verdi), cosa che sarebbe facilmente riuscita ai primi 7 classificati se verso il 40° giro non fosse tornato a piovere. Peraltro, nonostante il primo cambio di intermedie al 19° giro, Vergne è poi stato in grado di gestire il secondo set di intermedie per ben 27 giri; questo record di gara è stato eguagliato da Bottas, che invece l’ha ottenuto col primo set di gomme intermedie. Mentre Hamilton, essendo stato l’ultimo ad entrare ai box inizialmente (anche perché in quel momento era in subordine a Rosberg come priorità di pit-stop) è quello che ha maggior percorrenza con le wet blu: 12 giri. Con Hamilton e la seconda infografica Pirelli, possiamo inoltre evidenziare un altro fatto di gara: nei tre settori di pista, i più veloci sono risultati rispettivamente Ricciardo, Vettel e Rosberg. Effettivamente abbiamo potuto vedere in diretta come l’australiano si trovasse a suo agio nelle veloci “esse” dove ha effettuato sorpassi incredibili, quando invece il compagno tedesco attaccava di preferenza al tornante. Mentre Rosberg deve aver sfruttato la velocità della sua W05 probabilmente un po’ più scarica di quella di Hamilton. Però quest’ultimo ha dimostrato il maggior equilibrio complessivo, ed è infatti lui che detiene il giro più veloce in gara con 1’51”600, seguito a 0”121 da un qui efficacissimo Button. Infine, con i meccanici di Alonso costretti loro malgrado ad oziare per via del ritiro dello spagnolo, il primato del cambio gomme più veloce va a quelli di Magnussen che ci hanno messo solo 2,1 secondi. Mentre il più rapido nel passaggio totale in pitlane (a parte Maldonado sanzionato) è risultato Vettel in 23”443. Maurizio Voltini 2014-Formula-1-Japanese-Grand-Prix---Sezione02_1600