Con una strategia attenta e l’affidabilità in tasca, per la Force India il Gran premio d’Australia potrebbe regalare punti. Certo, alla VJM08 manca lo sviluppo, l’affinamento degli assetti, figli dei ritardi che l’hanno portata in pista solo nell’ultima sessione di Barcellona, due giorni e mezzo appena di test, che fortunatamente per Hulkenberg e Perez sono trascorsi senza problemi. Se la prestazione pura sarà difficile da estrarre in qualifica, in gara entrano in gioco altri fattori. «Dipenderà molto da come degraderanno le gomme, perché trovarsi su differenti strategie potrebbe aprire nuove opportunità», anticipa Hulkenberg, sesto nel 2014. Non si fa illusioni nemmeno Vijay Mallya che commenta: «Non è un segreto che abbiamo affrontato alcuni ritardi durante l’inverno, ma li abbiamo alle spalle e possiamo concentrarci sulle corse ora. Siamo chiaramente indietro sul chilometraggio rispetto agli altri e c’è del terreno da recuperare, ugualmente sulla performance, perché il lavoro svolto a Barcellona è stato limitato». Attese sportive a parte, c’è poi il desiderio di tornare sulla vicenda Manor da parte di Bob Fernley, per mettere i puntini sulle “i” e chiarire le ragioni della Force India al no espresso all’interno dello Strategy Group in febbraio, quando si doveva decidere della deroga alla Marussia perché corresse con la monoposto 2014. Non ci sta a passare per “avvoltoio” sulla divisione dei premi altrimenti spettanti al team di John Booth: «I soldi sono irrilevanti, se anche fossero stati redistribuiti, sarebbe stato come un minimo cerotto appiccicato sui problemi che esistono. E non c’entrano nulla nel voto che abbiamo espresso», puntualizza. «La prima cosa che la Manor ha chiesto ai team è stata di ottenere una concessione sulla sicurezza. Il cambiamento regolamentare tra 2014 e 2015 è interamente fondato su esigenze di sicurezza, quindi cosa stanno dicendo: “Mi piacerebbe portare la mia macchina che è tecnicamente non sicura, fareste un’eccezione per me”?», aggiunge Fernley per giustificare il no della Force India all’idea originaria prospettata dalla Manor. Che poi vi fossero aspetti  collaterali sul fronte economico, per nulla irrilevanti, è altrettanto evidente, ma veste per un istante i panni del pompiere quando conclude: «Dobbiamo rispettare il processo e il governo della Formula 1, perché è lì a protezione di tutti. La sicurezza non può essere compromessa, e se dovesse esserlo, deve esserci una ragione dannatamente valida per farlo. Se sul fronte tecnico il problema Manor è rientrato, resta più che mai aperto quello della competitività della scuderia, presente a Melbourne tanto per onore di firma e parecchio spirito Decoubertiniano. f.p.