Hanno garantito una prestazione costante, senza costituire una variabile nella gestione della gara. Le gomme Pirelli nel Gran Premio d’Australia si sono presentate con il medesimo schema del 2014, una formazione composta da mescola media e morbida per affrontare le sfide dell’Albert Park. Il rinnovamento delle coperture posteriori, però, in funzione di una migliore distribuzione della temperatura sull’intera superficie, ha potuto esprimersi al meglio grazie alla configurazione del circuito australiano. Sul versante delle strategie, alla vigilia si pensava a una doppia sosta, ma già dalle libere del venerdì era emerso come degrado (in passato consistente) e usura (bassa per l’asfalto liscio) fossero estremamente contenuti, riscontri confermati in gara. Dopo l’apparizione iniziale della safety car, la scelta di una sosta singola è diventata pressoché generalizzata, fatta eccezione per Raikkonen su due pit (ma il ritiro a escluderlo) e Marcus Ericsson, addirittura con tre stop. La Sauber era partita con gomme medie, e all’ingresso della safety car è passata immediatamente su gomme soft al primo giro, coprendo tutto il GP con la mescola più veloce. Proprio l’intervento della vettura di sicurezza ha allungato il primo stint, riducendo lo stress per le gomme nella fase critica, quella iniziale e con monoposto più cariche di carburante e conseguente maggiore energia riversata sugli pneumatici. Tra i piloti di testa, Felipe Massa è stato il pilota che ha maggiormente anticipato lo stop, fermandosi al 21° giro – e pagandolo con un rientro dietro Ricciardo – mentre Vettel, Hamilton e Rosberg hanno pittato in sequenza, rispettivamente al 24°, 25° e 26° giro, passando su gomma media. «Come previsto, l'Australia è stata una gara difficile per le squadre, ma le gomme hanno dato tutto quello che era stato loro richiesto. Le temperature non alte e l’ingresso all’inizio della gara della safety car hanno fatto sì che da un’idea iniziale di strategia a due soste si passasse ad una sola sosta», commenta Paul Hembery. In teoria, dall’analisi Pirelli, la strategia a due pit era apparsa più veloce di 4” sui 58 giri di gara. Si può considerare una scelta conservativa quella di portare gomme medie e morbide a Melbourne? Probabilmente sì, tuttavia, con le prestazioni delle monoposto notevolmente migliorate rispetto al 2014, è legittimo che il gommista abbia voluto andare sul sicuro. Sotto questo punto di vista, Sepang sarà un banco di prova molto più esigente per l’accoppiata medie-dure prevista in Malesia. A ulteriore conferma di quanto sia stata stabile la performance delle gomme, c’è l’analisi della durata degli stint di Ericsson e Nasr. Gomme morbide nuove per lo svedese, morbide usate per il brasiliano: entrambi completano 25 giri prima di fermarsi. Lo stesso Raikkonen, nel secondo stint, prima della sosta che lo porterà al ritiro per la ruota non fissata, coprirà 24 giri con morbide usate, senza risentire alcun calo della prestazione, anzi registrando giri record in sequenza, tra cui il migliore in assoluto che vale 1’31”426. A parità di mescola, il secondo giro più veloce lo marca Ericsson (1’31”560) e il terzo Hamilton (1’31”940). Con gomme medie, invece, l’inglese realizza 1’30”945, Rosberg 1’31”092 e Vettel 1’31”457. Per lo spettacolo, quantomeno quello delle posizioni dalla terza in giù, sarebbe forse auspicabile un azzardo maggiore nella definizione delle mescole nei vari appuntamenti: gare a un pit-stop singolo, è appurato, si appiattiscono eccessivamente. f.p. pirelli2 Pirelli1