Alla fine dipende ancora quasi tutto da lui: Bernie Ecclestone. Le nuove regole, la governance politica ed economica, il calendario e forse persino il fatto se l'Italia continuerà ad avere o meno un Gp di F.1 anche dopo il 2016. Passano gli anni ma la posizione di Bernie Ecclestone al comando della F.1 resiste in maniera monolitica. Nonostante i suoi 85 anni e il lungo processo in Germania dello scorso anno. Nonostante la Cvc presto possa vendere le proprie quote sui diritti commerciali della F.1. Nonostante la F.1 oggi stia vivendo una crisi che appare quasi “filosofica” ed esistenziale, prima che tecnica, regolamentare o politica. Gran parte del pubblico addita a lui le colpe della F.1 moderna pensando che Ecclestone influenzi ogni cosa. Invece non è proprio così. Ecclestone è il capo del “sistema F.1”, ma da lui dipende la parte commerciale ed economica, mentre riesce ad influenzare meno quella tecnica e regolamentare della F.1 che anzi lui critica fortemente. Perciò con Bernie Ecclestone analizziamo l'attuale e complessa situazione. Che le sue acute risposte, forse aiutano a comprendere meglio. - Ti piace ancora questa F.1? Cosa vorresti cambiare se fosse possibile? «Vorrei cambiare molte cose, perché ormai i regolamenti controllano tutto. I Costruttori hanno delegato i team ad occuparsi della ricerca e dello sviluppo; loro si occupano dei motori, e oggi abbiamo una formula dove i motori sono la cosa più importante. Non credo che la F.1 dovrebbe avere propulsori così complessi. In passato molte soluzioni tecniche sono state mutuate da tecnologie più avanzate come quelle aeronautiche, ma non credo che sia il caso di questi motori». «Un caro amico, di cui non faccio il nome ma che lavora per un grande Costruttore, mi ha detto che le soluzioni tecniche attuali presenti sui motori ibridi di F.1 in realtà non saranno mai usate dalle vetture stradali. E lo so pure io che non sono un tecnico. Questi motori costano troppo e non aiutano la Formula Uno, sotto ogni aspetto. Non aumentano lo spettacolo, non aiutano i team a trovare sponsor e risorse economiche. Che devono essere sempre più alte proprio perché i team devono pagare molto di più rispetto ai precedenti propulsori. Ci sarebbe la possibilità di utilizzare motori diversi, più economici ma con le stesse performance. Ma i Costruttori non vogliono»... Cesare Maria Mannucci L'intervista completa su Autosprint n.20 in edicola dal 19 maggio