Un’intera generazione di piloti che non aveva mai vissuto il dramma della morte in pista ha dovuto, di fatto, fare i conti con spettri che si pensava appartenessero al passato, ad altre epoche. Così non è, perché il pericolo è insito nel motorsport. Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, in casa Mercedes i pensieri sono pressoché interamente rivolti a Jules Bianchi. «Dirgli addio è stato incredibilmente difficile per tutti. Avrei voluto conoscerlo meglio, ma da quel che so, aveva un gran futuro davanti, era gentile e generoso», ha detto Hamilton. «Abbiamo compiuto grandi passi in avanti sulla sicurezza finora e so che la Fia continuerà per progredire ulteriormente». Da un lato il ricordo di un collega, dall’altro la necessità di mettersi alle spalle quanto accaduto e concentrarsi sul week end di gara: «E’ stata una settimana molto intensa sul piano delle emozioni. Nel paddock tutti condivideremo le stesse sensazioni, ma dobbiamo continuare a correre e correre per per Jules, come avrebbe voluto fare anche lui», commenta Rosberg. Il Gran Premio d’Ungheria dello scorso anno non fu esattamente da ricordare per il tedesco. Partito in pole e con Hamilton dai box dopo l’incendio al sabato sulla W05, non seppe massimizzare l’occasione. Giù dal podio, con in più le polemiche per quello che apparve come un ordine di scuderia rimasto a metà: Nico a chiedere di passare e Lewis a ribattere che prima doveva avvicinarsi. Il duello fu acceso e arrivò a un tentativo si sorpasso da parte di Rosberg, che si trovò però la porta chiusa in faccia tra curva 2 e 3: «L’anno scorso non fu una gara ideale, ma guardo avanti e spero di poter agguantare un risultato più importante stavolta». Fabiano Polimeni