Quanto conti partire davanti per coltivare speranze di vittoria nel Gran Premio d’Ungheria lo dicono due dati: in ben 13 occasioni è stato il pilota partito in pole position a mettersi in tasca il successo, mentre la posizione media di partenza del vincitore nelle 29 edizioni corse finora, dal debutto dell’Hungaroring in calendario nel 1986, è stata di 2,49. Per la serie, andare oltre la terza posizione complica mostruosamente le possibilità di festeggiare alla domenica. Non sono mancate le eccezioni, a cominciare dal Leone Mansell nel 1989 o ancora dalla prima vittoria di Jenson Button in carriera. Era il 2006 e l’inglese dovette partire 14mo dopo un arretramento di 10 posizioni in griglia. La pioggia arrivò a sconvolgere i piani e Button fu il più bravo ad approfittarne. Resta la posizione di partenza più lontana dalla prima fila dalla quale si sia agguantato il successo nel Gran Premio d’Ungheria. Altri numeri sul circuito di Budapest mettono in evidenza come sia tra i più corti dell’intero mondiale, appena 4.381 metri ne fanno il quart’ultimo in termini di lunghezza. E’ rilevante, invece, l’incidenza di 10 kg di carburante in più, visto il loro “peso” pari a 370 millesimi per giro: i continui trasferimenti di carico trasversali e le frenate enfatizzano le differenze tra macchine più o meno cariche. Le modifiche al circuito che hanno portato ridisegnare la prima curva, allungandola e rendendola molto più lenta che in passato, per provare a ricavare un punto di sorpasso, hanno fatto sì che in fondo al dritto (sul quale usare il DRS, insieme al tratto tra curva 1 e curva 2) si raggiungano i 330 km/h. Dai dati forniti dalla Brembo, risulta la staccata più impegnativa di tutto il giro: 5.5G di decelerazione, con una perdita di velocità pari a 246 km/h in 145 metri e una pressione di 158 kg sul pedale del freno. Viene catalogato tra gli appuntamenti più impegnativi del campionato, l’Hungaroring, prevalentemente per il susseguirsi di continue frenate che non permettono all’impianto di raffreddarsi al meglio. Si generano 2428 kw di energia, recuperata dall’MGU-K. Altre due frenate importanti, ma senza che corrispondano vere chance si sorpasso, sono quella in curva 4, con 4.7G di decelerazione, e in curva 2: 4.4G e una minima possibilità di provare l’attacco solo se le differenze tra monoposto sono enormi e si è usciti bene da curva 1, sfruttando al meglio la trazione. Complessivamente è una pista che porta a recuperare 159 KwH di energia, da restituire nei frangenti a basse velocità, con marce basse: sono 78 cambiate ogni giro quelle che si registrano. Sul fronte della power unit, non viene stressata particolarmente. Il 56% del circuito si affronta a pieno gas e il consumo medio di carburante atteso quest’anno sarà di 1.43 kg/giro, contro un valore registrato lo scorso anno di 1.69 kg/giro. Dati forniti da Brembo e team Lotus. Fabiano Polimeni