Un’ora dopo la fine del Gran Premio di Monza la vittoria di Hamilton era ancora sub judice. Sotto accusa le pressioni delle gomme della sua Mercedes. Che prima del via sono state trovate sotto al minimo raccomandato dalla Pirelli. La cosa è grave non perché (o non solo) lo preveda un regolamento, ma perché c’è una raccomandazione tecnica di rispettarle per motivi di sicurezza onde scongiurare le esplosioni di gomme come a Spa. E si sa che quando in ballo c’è la sicurezza, le regole diventano ferree. Prima del via i tecnici Fia hanno ispezionato a sorpresa in griglia le gomme posteriori sinistre montate sulle Ferrari e sulle Mercedes, misurandone la pressione e la temperatura. E quelle della Mercedes di Hamilton (ma anche di Rosberg) sono state trovate sotto il minimo raccomandato dalla Pirelli per il gonfiaggio. Tuttavia in un secondo momento i commissari hanno riconosciuto che, al momento della misurazione ufficiale, le termocoperte erano state scollegate da troppo tempo e così sia la temperatura che di conseguenza la pressione erano calate rispetto a come erano state impostate in partenza (ai box). Affermando quindi che era tutto in regola. Per chiarire, il valore raccomandato da Pirelli è di 19,5 PSI, che è l’unita di misura inglese che corrisponde a circa 1,3 bar, diversa da quella convenzionale italiana cui siamo abituati noi dal gommista che si esprime in appunto in bar o in atmosfere. 1 bar corrisponde a 14 PSI. A questo punto, la pressione rilevata sulla gomma posteriore sinistra di Hamilton era 0,3 PSI sotto il minimo, quindi 19,2 PSI invece che 19,5. Che corrisponde a una differenza di meno di 0,1 bar: esattamente 0,02 bar. Un’inezia. Però un limite è un limite, e una raccomandazione tecnica per motivi di sicurezza rende grave la violazione. La pressione è il valore più importante per il funzionamento della gomma. Gonfiare le gomme meno rende più prestazionale il pneumatico che si “incolla” di più all’asfalto e garantisce più grip. Ma lo mette a rischio di esplosione. Per cui in altri campionati (tipo l’IndyCar dove si corre anche su ovali) il gommista impone pressioni minime per motivi di sicurezza. In F1 fino a ieri non si usavano pressioni obbligate perché i team volevano essere liberi di personalizzare la performance della gomma, ma dopo gli incidenti la Pirelli ha preteso il rispetto delle proprie raccomandazioni. La violazione è stata trasmessa alla Mercedes sul muretto box alle 15.04, a circa 8 giri dalla fine. Per questo il team aveva chiesto a Hamilton di andare più forte. Volevano aumentare il gap tra lui e Vettel oltre i 20 secondi, che è la penalità che genericamente viene comminata a un pilota per una violazione in corsa. Anche se poi in gara la Fia non ha assegnato la penalità, che quindi poteva essere aggiunta al tempo finale di gara. Hamilton ha chiuso la corsa con 25”042 di vantaggio, al riparo da una penalità di 10 o 25 secondi, ma se avessero assegnato 30” di penalità perderebbe la vittoria. La decisione è a discrezione del collegio dei commissari sportivi. Siccome la violazione è relativa a un fatto di sicurezza (ma anche se, come sembra dalle ultime voci, venisse ritenuta un vantaggio prestazionale indebito) poteva anche scattare l'esclusione dalla classifica. Ad esempio, sabato nelle qualifiche della GP2 alcuni piloti fra cui Evans che aveva il secondo tempo, hanno subito la cancellazione dei tempi in qualifica perché erano stati trovati con le pressioni sotto il minimo. Però cambiare la classifica nel dopogara per una cosa che tecnicamente non è violazione di un regolamento tecnico, ma di una “raccomandazione” per se in ballo c'è la sicurezza, potrebbe attirare molte critiche. Anche perché tutti i piloti di solito tengono pressioni basse prima del via perché poi in gara le gomme si scaldano e salgono di pressione. Alberto Sabbatini

Il primo comunicato

ComunicatoA

Il secondo comunicato

ComunicatoB