La 41esima vittoria della carriera Lewis Hamilton l’ha colta sulla pista dove tante volte Ayrton Senna ha vinto e conquistato titoli mondiali. Lui lo considera un onore e una coincidenza speciale. “Qui ho visto Senna correre e vincere, qui è maturata la mia ammirazione per lui: aver eguagliato le sue vittorie proprio nella gara dove ha costruito pagine memorabili della sua carriera per me ha un significato particolare”, spiega Hamilton. Però Hamilton non tiene conto del fatto che in base alle statistiche Senna resta un pizzico più grande di lui. Ayrton ha vinto 41 gare in 161 Gran Premi, Hamilton ce ne ha messi uno di più per eguagliarne i successi: 162. Come dire che Senna ancora una volta è stato il più veloce. Se Hamilton avesse vinto due settimane fa a Singapore, allora sì che sarebbe stato veramente alla pari con lui. Stesso numero di vittorie negli stessi gran premi. Invece... Hamilton però si consola con la vittoria che lo lancia ormai quasi definitivamente verso il titolo mondiale. È tornato a 48 punti di vantaggio dopo il passo indietro di Singapore. Ha umiliato Rosberg che aveva fatto la pole, lo ha mortificato superandolo alla prima curva e gli ha dato l’ennesima botta psicologica. Poi ha guidato con una superiorità disarmante, tanto che Vettel sconsolato a fine gara ha detto: “Il fatto di come Lewis sia sparito in fretta davanti a noi dimostra quanto la Mercedes sia tornata superiore”. Ormai solo Hamilton può perdere questo terzo titolo mondiale. E dopo aver perso per 76 millesimi la sfida con Rosberg in prova, è riuscito a ribaltarla nello spazio di poche centinaia di metri, alla prima curva. Stavolta facendo meglio del suo idolo Ayrton che nel 1990 era partito male e aveva deciso di buttare fuori Prost che l‘aveva bruciato sullo scatto. “La partenza è stata la chiave della gara - dice Hamilton - è stata super importante. Avevo bisogno di andare davanti a Nico. Sapevo di avere il passo per staccarlo se l’avessi superato. Avevo sensazioni positive. Ieri nel giro finale di qualifica avevo un decimo e mezzo di vantaggio fino alla curva 6 su Rosberg prima che uscisse la rossa e abortisse le prove; quindi sapevo di poter essere più veloce di Nico. La partenza però era insidiosa perché non sai mai come ti viene. Siamo partiti più o meno affiancati e ci siamo presentati appaiati alla prima curva, Nico era all’esterno ma non è riuscito a andare fino in fondo chiudendomi la curva davanti. Io ho tenuto la traiettoria interna e sono passato”. Nell’euforia Hamilton ha anche paragonato la sua Mercedes a... una barca a vela. “È vero: mentre guidavo era come andare a vela. A me piace veleggiare perché quando trovi il vento giusto scorri veloce senza problemi e oggi vivevo un po’ quella sensazione. L’anteriore era perfetto, aveva una grande direzionalità, la macchina volava sulla pista senza fatica”.  Alberto Sabbatini Japanese Grand Prix Race