Doveva essere gara da due pit-stop e così è stato, ma il Gran Premio del Giappone ha riservato comunque notevoli differenziazioni anche tra quanti hanno seguito la strategia ideale elaborata dalla Pirelli, che prevedeva un primo cambio gomme tra il 16mo e 18mo giro (confermando le gomme medie) e il secondo tra il 33mo e 35mo (passaggio alle dure). Si parte allo spegnimento dei semafori con il solo Button a operare una scelta alternativa, gomme dure anziché medie, impiegate dal 10mo giro fino al traguardo. Nella top ten, nessuno chiuderà con il compound option (tra le due mescole si è registrato un delta di 8 decimi), pur offrendo una situazione fortemente diversificata nella scelta delle mescole nei vari stint di gara. Hamilton, Bottas, Grosjean e Maldonado sono partiti con le Pirelli bianche e le hanno confermate dopo la prima sosta, con la peculiarità di aver effettuato due stint con un treno nuovo da parte di Maldonado. Altri nelle retrovie beneficeranno della stessa possibilità, il meglio piazzato è Ericsson (14mo). Rosberg, Vettel, Raikkonen, Bottas, Hulkenberg, Verstappen e Sainz, invece, sempre tra quanti hanno chiuso a punti, dopo il via con le medie sono passati alle dure, confermandole per lo stint finale, nel quale si differenzia Rosberg, con un set usato. pirelli1 Detto di come la prima sosta sia stata anticipata praticamente da tutti, eccezion fatta per Hamilton, quasi perfettamente in linea con le previsioni Pirelli (si ferma al 16mo e 32mo giro), l’undercut ha giocato a favore di Raikkonen e Rosberg, rispettivamente su Bottas e Vettel. Nelle dichiarazioni del dopogara il ferrarista si è rammaricato del pit effettuato con un giro di ritardo rispetto a Rosberg (30mo contro 29mo), scelta che gli è costata la posizione per pochi decimi. Quanto a Bottas, tra i piloti del pacchetto a ridosso del podio è stato quello che ha compiuto lo stint centrale di gara più lungo, essendosi fermato all’11mo giro e al 29mo: 18 passaggi su gomme medie nuove, contro i 14 di Raikkonen e Rosberg sulle dure, anche Vettel si segnala per i suoi 17 giri. In Williams lo hanno tenuto troppo a lungo in pista, sbagliando il timing, come spiegato da Rob Smedley. Una gara “semplice”, quella dominata da Hamilton, eppure, con un dettaglio svelato da Paddy Lowe, in occasione del secondo pit stop, leggermente anticipato per non correre rischi con una gomma spiattellata che provocava vibrazioni sulla Mercedes numero 44: «Ci sono stati alcuni problemi da gestire durante la gara, con le temperature del motore (Rosberg in particolare, quando era dietro Bottas; ndr) e una spiattellata con il secondo set di gomme di Lewis, che era arrivato sulle tele. Come al solito, quando sei in una posizione di relativo controllo della gara, ci sono sempre rischi e preoccupazioni». pirelli2 Altra storia, perché altra (ottima) gara ha corso, per Nico Hulkenberg, bravo a tagliare fuori ogni chance per le Lotus di sopravanzarlo – peraltro, Grosjean e Maldonado hanno ammesso di non avere la velocità sufficiente per stare davanti alla Force India – fermandosi al 10mo e 31mo giro. Eccezion fatta per Button, il più lungo di tutti con gomme medie, utilizzate per 25 passaggi (ma nello stint finale, a macchina leggera), si fanno notare i 24 giri di Maldonado e i 22 di Grosjean. Con le gomme a mescola dura, invece, Ricciardo copre 28 giri, anche lui nella parte conclusiva del gran premio e, al pari di Massa e Perez, autore di una strategia a tre soste forzata, dopo i problemi in partenza. Una strategia “pura” su tre pit la fanno, invece, Kvyat, con stint corti (pit all’ottavo, ventesimo e trentaquattresimo giro), alternando medie e dure, e Stevens. Passando ai giri più veloci in gara, la supremazia di Hamilton si scopre nell’1’36”145, miglior prestazione di giornata, ottenuta con gomme dure, contro l’1’37”147 di Rosberg e l’1’37”906 di Vettel. Si conferma anche con le gomme option, marcando 1’37”961, davanti a Verstappen con 1’38”237 – tempo segnato però nell’ultimo stint – e 1’38”595 di Massa, anche in questo caso nell’ultimo terzo di gara. Interpretazioni alternative a Suzuka nell’utilizzo dei compound e la definizione degli stint, scelte condizionate dal non aver potuto provare il long run al venerdì e con una difficoltà in più, aver corso il Gran Premio del Giappone con la temperatura più alta di tutto il week end, avendo raggiunto l’asfalto i 42° C. «Entrambi i nostri pneumatici hanno fornito un ottimo risultato in gara, nonostante le alte temperature, gli alti carichi di energia e l’abrasività tipica della pista di Suzuka. Abbiamo visto una vasta gamma di strategie in atto; i team hanno cercato di sfruttare al meglio le gomme per guadagnare posizioni in pista e i tempi dei pit stop si sono rivelati fondamentali», l’analisi di Paul Hembery. Fabiano Polimeni