Confermarsi ancora al vertice, più vicini che nel 2015, è l’obiettivo a cui può realisticamente ambire la Williams. Forse qualche podio, un divario inferiore da Mercedes e Ferrari, per il team di Grove sarebbe un successo riuscirci. Ma come sarà la nuova FW38 che sarà svelata direttamente in pista a Barcellona? Rob Smedley dà qualche anticipazione, lasciando intendere che il progetto rappresenterà una drastica evoluzione della FW37. «Vedrete degli sviluppi interessanti intorno all’area dell’ala anteriore e sotto il telaio. Altri interesseranno il posteriore e saranno ugualmente visibili. I ragazzi che lavorano in galleria del vento hanno fatto un lavoro strepitoso e siamo davvero soddisfatti. Stiamo scoprendo nuove metodologie di lavoro, nuovi modi di sviluppare la macchina e stanno portando i loro frutti», ha commentato all’Autosport International Show. Il deficit principale rilevato sul progetto 2015 (e mutuato dalla precedente FW36) era nel basso livello di carico aerodinamico generato, che da un lato ha favorito il team sui circuiti più veloci, grazie anche a un basso coefficiente di resistenza aerodinamica, dall’altro ne ha affossato le ambizioni sui circuiti più guidati e sul bagnato. «La macchina sarà un’evoluzione, ma da quando sono in Formula 1 con i regolamenti così stabili, è uno degli sviluppi più grandi a cui abbia assistito». Parole decisamente sbilanciate verso l’ottimismo, evidentemente supportate dai dati al simulatore, da verificare quando si scenderà in pista. Tornando alle lacune degli anni scorsi, che non hanno comunque impedito di imporsi e poi confermarsi come terza forza nel mondiale, Smedley spiega: «Ho la responsabilità di capire perché la monoposto è debole in specifiche aree. Lo scorso anno, e un po’ anche con la macchina 2014 – ma in quel caso i difetti erano mascherati dal predominio della power unit – siamo stati in difficoltà sulle curve lente e sul bagnato. Le soluzioni si dividono tra breve, medio e lungo termine: lo scorso anno ci siamo concentrati sul breve periodo e siamo intervenuti sull’assetto e il modo di utilizzare le gomme. Una delle direttive date dal mio capo, Pat Symonds, è stata che non avremmo più dovuto avere delle piste “spauracchio” come Monaco, Singapore, oppure sotto la pioggia: è stato molto chiaro nell’assegnarmi l’obiettivo da raggiungere». Fabiano Polimeni