Halo, piloti divisi

Halo, piloti divisi
C’è chi ritiene importante migliorare la sicurezza di continuo e chi, invece, pensa che la F1 debba conservare una componente di rischio

Redazione

4 marzo 2016

Halo sì, Halo no. Le reazioni dei piloti dopo la prima apparizione del dispositivo di protezione intorno alla testa sono contrastanti. Fu proprio la GPDA, l’associazione dei piloti, rappresentata da Alexander Wurz, nelle scorse settimane, a sollecitare l’adozione di un sistema che migliorasse la sicurezza e proteggesse il pilota dal rischio di incidenti con ruote staccatesi da altre monoposto o grandi parti di carrozzeria. Uno studio che la FIA porta avanti dal 2009, dal drammatico incidente di Henry Surtees, che perse la vita in Formula 2 a Brands Hatch proprio a causa di una ruota staccatasi da un’altra monoposto. Da allora si sono sperimentate diverse soluzioni, la cui efficacia ha dovuto fare i conti con le esigenze di rapida estrazione o uscita del pilota dall’abitacolo. Il progetto Halo nasce su un’idea partorita da Mercedes e per la prima volta è stato testato da Kimi Raikkonen sulla Ferrari nei test di Barcellona, giovedì. Stamane è toccato a Vettel, in aprile sarà la Red Bull a sperimentare un dispositivo simile. Sebastian Vettel prova il sistema Halo sulla sua Ferrari SF16-H. VIDEO Ma cosa ne pensano i piloti? Non tutti sono d’accordo sull’introduzione di un ulteriore dispositivo di sicurezza. Per Hulkenberg, addirittura «trasmette un messaggio sbagliato, la Formula 1 oggi è molto sicura. Alla vista è orribile, non mi piace ed è una di quelle cose che non vorrei vedere». L’analisi del pilota tedesco è più approfondita di una semplice valutazione estetica: «Non si può sterilizzare lo sport, serve ci sia un elemento di pericolo, per certi versi è anche affascinante ed è quel che serve alla Formula 1. Gli standard di sicurezza sono elevati, sono felice di accettare i rischi e continuare a correre come facciamo oggi».
Considerata l’attuale struttura dell’Halo, funzionale prevalentemente (se non unicamente) in caso di impatti con oggetti di grandi dimensioni, non avremmo comunque una sicurezza totale per il casco del pilota, restando esposto a oggetti più piccoli che possono sempre staccarsi da altre monoposto. Il caso Massa in Ungheria ha fatto scuola in Formula 1. Sul fronte dei critici si schiera anche Lewis Hamilton, per il quale si tratta della «modifica più brutta nella storia della Formula 1. Apprezzo la continua ricerca della sicurezza, ma questa è la Formula 1 e com’è adesso va assolutamente bene». Che deturpi l’estetica di monoposto già di per sé non esaltanti è un dato di fatto. Si scontrano esigenze di sicurezza con quegli obiettivi perseguiti dalla FIA, dai team e dalla FOM per rendere la monoposto più accattivanti nell’aspetto nel 2017. Nessun pilota favorevole? Massa e Rosberg commentano positivamente. «La sicurezza è la cosa più importante e sono totalmente d’accordo con l’Halo o i cockpit chiusi o quel che sarà. Sono d’accordo con queste modifiche. Ma non si presenta certo con un bel look, vedremo come sarà, se va bene per la sicurezza è ok», dice Felipe. Stesse considerazioni per Rosberg: «Credo sia un enorme passo avanti nella sicurezza, avrebbe salvato molte vite negli incidenti degli anni scorsi. E’ un passo necessario. D’accordo, visivamente non si può dire sia bello come oggi, ma da certe angolazioni, frontalmente, la macchina di Kimi non era male. Con un po’ di lavoro può diventare anche bello». Fabiano Polimeni

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