Fortuna? Sarebbe riduttivo ricondurre la questione su questo piano. L’incidente di Alonso domenica scorsa ha sottolineato quanto la Formula 1 odierna sia sicura, risultato di un’evoluzione iniziata dopo i fatti di Imola nel 1994 e che ha visto tra i protagonisti l’ex presidente della FIA Max Mosley e il dottor Sid Watking – sui campi di gara dal 1978 al 2005 -. Al di là della dinamica dell’impatto, della catalogazione dell’incidente come un “semplice” episodio di corsa da parte dei commissari, due punti tengono ancora banco: quale influenza avrebbe avuto un dispositivo come l’Halo, destinato a essere introdotto il prossimo anno sulle monoposto e i progressi compiuti dalle monoposto sul fronte della sicurezza. Mosley ha pochi dubbi, Alonso «non sarebbe sopravvissuto all’impatto 15 o 20 anni fa. Non lo possiamo sapere con certezza senza un’analisi dettagliata, ma in generale, questo tipo di incidenti si risolvono con gravi ferite o la morte. Ci sono ancora incidenti paurosi, dai quali ti aspetti che il pilota esca con le proprie gambe: 20 anni fa non sarebbe accaduto. Tutto ciò è stato possibile grazie a Sid Watkins e a una squadra di gente estremamente competente, nonché grazie alle scuderie. E’ una grande soddisfazione aver visto Alonso uscire dalla macchina, lavori duramente e sei soddisfatto quando vedi i risultati». Progressi tecnici subito sottolineati nei primi commenti dallo stesso Alonso. Uno dei punti sui quali, invece, si potrebbe discutere è l’opportunità di avere ancora la ghiaia nelle vie di fuga, elemento che ha contribuito al capottamento della McLaren, dopo l’impatto con il muretto e senza più direzionalità all’anteriore. La presenza dell’asfalto avrebbe permesso alla monoposto di scivolare verso le barriere senza capovolgersi? Forse, anche se avrebbe perso al tempo stesso minor velocità. Sicurezza a parte, immaginando un 2017 con l’Halo implementato sulle monoposto, Alonso si è legittimamente chiesto se avrebbe avuto ugualmente spazio per uscire dalla macchina a testa in giù con il dispositivo presente. Interrogativi da approfondire. Tuttavia, secondo Jenson Button, l’Halo resta «una grande idea. Fernando era capovolto quando è atterrato e se avesse avuto l’Halo l’avrebbe aiutato, perché l’impatto sul casco sarebbe stato inferiore. Abbiamo bisogno che venga introdotto ed è la giusta direzione verso la quale andare». Sarebbe riuscito a uscire da solo? «Ovviamente avrebbero ribaltato la macchina i commissari per estrarlo, per cui sarebbe servito un po’ di tempo in più, ma se stava bene non importa». Un contributo importante per analizzare i movimenti del casco arriverà dalle telecamere ad alta velocità, rivolte verso il pilota e capaci di registrare a frequenza elevata ogni spostamento nell’incidente. Pat Symonds, direttore tecnico Williams, si attende che le risposte della registrazione possano aiutare a capire quali effetti avrebbe avuto la presenza dell’Halo.