Può rappresentare il primo passo perché si sblocchi definitivamente la vicenda Monza, in attesa del rinnovo di contratto per continuare a ospitare il Gran Premio d’Italia in Brianza. Ivan Capelli si è dimesso dalla sua carica di consigliere all’interno della SIAS, società che gestisce l’autodromo, finita nel mirino di Bernie Ecclestone nei mesi scorsi. Il capo della FOM non ha fiducia nella gestione della società e non è d’accordo con l’idea di introdurre una sostanziale modifica alla conformazione della pista, funzionale alle moto (MotoGP e Superbike), ovvero, l’eliminazione della prima variante e un nuovo disegno del curvone Biassono verso la Roggia. Modifiche che richiedono investimenti, da sommare alla quota che la SIAS dovrebbe assicurare (7 milioni di euro) nel contratto di rinnovo negoziato tra il presidente dell’ACI Sticchi Damiani ed Ecclestone, con la partecipazione dello stesso Capelli, in veste di presidente di AC Milano, che della SIAS controlla direttamente il 70% e attraverso una società immobiliare il restante 30%. L’ex pilota di Formula 1 lascia il CdA, in una mossa di sfiducia del presidente Andrea Piero Dall’Orto, eletto nel marzo 2015 e inviso a Ecclestone, a suo dire reo di non aver avvisato la FOM dell’intenzione di modificare il circuito per trattare con gli organizzatori del mondiale Superbike e MotoGP in vista di un ritorno a Monza delle due ruote, nonché di aver “privilegiato” gli interessi delle moto rispetto a quelli della Formula 1. Ecclestone che non ha mancato di ricordare la precedente gestione dell’avvocato Federico Bendinelli, sottolineando come le trattative con quella dirigenza non siano mai state un problema. «La solita questione italiana», aveva tuonato lo scorso febbraio, dopo che il presidente Sticchi Damiani aveva confermato il raggiungimento di un accordo sulla base di 25 milioni di euro l’anno. Fabiano Polimeni F1, l’ultima minaccia: Las Vegas per Monza GP Monza, Sticchi-Damiani: Ecclestone voleva 28 milioni