Tre soste, la strategia sulla carta più veloce. Le due soste, quelle scelte dal vincitore. Una sola fermata per cercare fortuna con una tattica decisamente alternativa. Il Gran Premio di Malesia 2016 ha regalato differenti punti di osservazione nel modo di affrontare i 56 giri di gara, fortemente influenzati dall'esposizione di tre periodi di Virtual Safety Car. Il primo è il più interessante nello sviluppo della corsa, perché al giro 9 si ferma Rosberg - che dovendo recuperare dal fondo necessariamente doveva inventarsi qualcosa - le Force India, le McLaren e Max Verstappen. Scelta in controtendenza rispetto a Hamilton, Ricciardo e Raikkonen. L'olandese è l'unico confermare la gomma morbida per il secondo stint, creando i presupposti per mettere pressione su un Hamilton che ha pittato al giro 20, in concomitanza con Raikkonen. 

Prima del ritiro per il cedimento della power unit, il confronto diretto era tra Lewis e le Red Bull, costretto ad aprire una finestra su Verstappen, che la seconda fermata l'ha effettuata al giro 27 e chiaramente con la possibilità di andare fino al traguardo. All'arrivo sarebbe andato con ogni probabilità anche Daniel Ricciardo, secondo dopo aver resistito all'attacco del compagno di scuderia. 

La terza VSC ha permesso ai primi quattro di completare la gara con un treno di gomme morbide, concretamente non modificando alcunché nell'esito del gran premio. Ha rovinato i piani, invece, di Jenson Button, su due fermate e al pit 3 giri prima della neutralizzazione. Chi ha sfruttato la VSC sono stati, invece, Fernando Alonso e Nico Hulkenberg, rientrati davanti a Button. 

Da segnalare le condotte di gara di Valtteri Bottas e Jolyon Palmer. Il pilota della Williams è stato lunico, con Nasr e Magnussen, a partire con gomme medie. Ben 29 passaggi prima di passare alla gomme dure e chiudere in un'ottima quinta posizione. Meriti da riconoscere anche a Palmer, che dal 19mo posto in griglia è entrato a punti, 10mo,  realizzando gli stint più lunghi con gomma dura (31 passaggi) e gomma morbida (25 giri). 

Nel confronto diretto tra Raikkonen e Rosberg è interessante notare come il finlandese sia andato in copertura al giro 32 della sosta fatta da Nico il passaggio precedente: lo stint centrale su gomma dura è stato di appena 12 giri. Kimi che per primo poi è entrare ai box in occasione della VSC esposta per il ritiro di Hamilton, imitato da Alonso e Hulkenberg, un giro più tardi da Ricciardo, Verstappen e Rosberg. 

«La differenza in termini di velocità tra una strategia a tre o due soste era davvero minima; abbiamo quindi assistito a una battaglia tecnica serrata tra Mercedes e Red Bull, con la Red Bull che ha diversificato le strategie per battere la Mercedes. Alla fine, sono state le virtual safety car a influenzare la gara. Abbiamo anche visto diverse strategie su una sosta, con alcuni piloti nelle posizioni dietro partiti sulla mescola hard e sulla medium. Questo è stato possibile grazie ad una gestione del degrado dall’inizio alla fine, nonostante le più alte temperature (59° C; ndr) viste quest’anno», l'analisi di Paul Hembery. 

Passando in rassegna i giri più veloci su ogni mescola, l'1'36"424 di Nico Rosberg dà la misura del potenziale Mercedes, al pari dell'1'38"595 di Hamilton su gomma dura, quando era impegnato a creare il margine sulle Red Bull alle sue spalle. Ha rifilato quasi 4 decimi Verstappen, 1'38"930 con le Pirelli dalla banda arancione, in un frangente nel quale nessuno pensava di andare di conserva. Netto il divario anche sulle morbide: 1'37"376 Verstappen, 1'37"449 Ricciardo, le prestazioni subito dietro Rosberg. Certo, in quest'ultimo caso va aggiunto come la partita per le prime due posizioni fosse di fatto chiusa dopo la terza sosta, quando Ricciardo ha beneficiato del treno di gomme nuove salvato in qualifica. 

C'è un'Italia che vince e convince

Su gomma media, invece, chi l'ha utilizzata in gara - Massa e Perez gli unici a impiegare tutte le mescole disponibili - non è andato oltre l'1'39"920 (Massa).