A Suzuka la Ferrari non vince da 12 anni, da quando Schumacher chiuse un filotto di trionfi inaugurato l'8 ottobre del 2000. Il mondiale che tornava a Maranello dopo 21 anni, poi accompagnato da un'altra festa, con l'arrivo della corona iridata nel 2003, pur con tutt'altro risultato (vinse Barrichello, Schumacher dalla 14ma posizione riuscì a strappare un arrivo nei punti sofferto, ottavo, quanto bastava per assicurarsi il titolo su Raikkonen). Ecco, il Gran Premio del Giappone per la Rossa oggi è essenzialmente ricordare un passato glorioso, perché le prestazioni viste in Malesia non autorizzano a sognare in grande.

Si dirà: lo scorso anno Vettel si prese il podio. Ma quant'erano diverse le condizioni tecniche, gli avversari diretti - Mercedes a parte - e anche l'umore allora? Le tre posizioni di penalizzazione rimediate da Sebastian per l'incidente in partenza a Sepang rendono ancor più difficile una rincorsa al podio complessa, per quanto vanno forte le Red Bull - a Suzuka, quattro successi in 5 anni, tra 2009 e 2013 -. Si dovrà pensare a una strategia alternativa o confidare nel rimescolamento generale che una gara bagnata assicurerebbe. 

Per un Vettel da ritrovare, in serenità e competitività, c'è un Raikkonen che ha portato l'unico risultato utile in Malesia. Poca cosa il quarto posto, se si ragiona in termini assoluti, considerando il momento, invece, era difficile chiedere di più a un Kimi presente su tutto il week end. Guarda a Suzuka - dove ha vinto nel 2005 -e spiega: «Non so se è uno dei miei preferiti, ma è un bel circuito. E’ una pista impegnativa dove la macchina deve andare alla perfezione, perché è veloce ed è molto difficile far funzionare tutto come si vuole. A livello di guida è un circuito dove si può spingere perché molto veloce». Tanto bella e impegnativa come pista, quanto esigente sulla monoposto: bilanciamento aerodinamico, efficacia del telaio, precisione chirurgica nel disegnare la "danza" tra le esse nel primo settore, sono dettagli chiave della prestazione. Sarà all'altezza l'attuale SF16-H? 

Sterzi a parte, la vera rivelazione è Ricciardo

Qualifiche importanti, più che a Sepang, perché il recupero in pista non è altrettanto agevole. «Ci sono le possibilità per sorpassare, dipende da quanto si è veloci e da quello che fa chi ti sta davanti, ma c’è sempre una possibilità», aggiunge Kimi. La teoria dice di provarci alla staccata della chicane dopo la 130R, a patto di riuscire a star vicino alla macchina che precede, oppure uscendo alla perfezione dalla stessa variante e sfruttando il DRS sul rettilineo principale - ma avendo garanzia di una netta differenza di velocità a favore -, o al tornante dopo l'incrocio della pista: sembrano essere questi i pochi punti nei quali tentare l'azzardo.

GP Giappone, gli approcci diversi dei top team