E' una partita vinta sul fronte dello sviluppo, quella che ha consentito alla Red Bull di proporsi come autorevole seconda forza in campo quest'anno. La capacità di evolvere il progetto è tradizionalmente uno dei punti di forza del team inglese e i numeri sono lì a certificare i passi avanti. A Melbourne, Ricciardo rimediava 24" da Rosberg su 38 giri, quelli successivi all'interruzione per l'incidente di Alonso, 15" dalla Ferrari di Vettel. Su una pista ostica come il Bahrain, addirittura 1'02" su 57 giri da Rosberg e 52" da Raikkonen. 

Numeri che stridono se confrontati con gli appena 24" accusati a Monza da Ricciardo rispetto a Vettel in 53 giri, pure su un circuito penalizzante per le caratteristiche della Red Bull. Ugualmente emblematici sono i 28" inflitti a Raikkonen a Sepang, su 56 giri. Il capovolgimento di fronte è evidente. E Daniel Ricciardo riconosce al team di aver lavorato come forse mai prima: «Qualsiasi cosa abbiamo messo in macchina, forse anche con l'aiuto delle nostre indicazioni, tutti gli aggiornamenti sono sembrati andare nella giusta direzione. Da quando sono alla Red Bull, è stato l'anno migliore sotto questo profilo»

Sterzi a parte, la vera rivelazione è Ricciardo

Senza dimenticare i tanti, troppi ritiri sofferti dalla Ferrari con Vettel, è evidente come la vivacità tecnica Red Bull abbia fatto la differenza nella rincorsa al secondo posto nel mondiale Costruttori, oggi "premio di consolazione" che si dirige verso Milton Keynes. «Tante cose che abbiamo utilizzato o aggiunto alla macchina hanno funzionato e il livello di competitività che io e Max stiamo mantenendo aiuta la squadra. Ci spingiamo a vincenda a migliorare, stiamo guidando entrambi a un buon livello», ha aggiunto Ricciardo.

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